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Cover of Sense and Sensibility
Cover of The Whisperers
Cover of Richard III
Cover of Emma
  • 10 people find this helpful

    De...wait for it...lightful. Delightful!
    (Questa la capiremo io e altri due ad essere troppi, ma vabbè).

    Emma è il romanzo che amo di più della Austen.
    È vero che Orgoglio e pregiudizio è perfetto ed è il suo libro che rileggo più spesso. Emma è più lungo e un pochino meno agi ... (continue)

    De...wait for it...lightful. Delightful!
    (Questa la capiremo io e altri due ad essere troppi, ma vabbè).

    Emma è il romanzo che amo di più della Austen.
    È vero che Orgoglio e pregiudizio è perfetto ed è il suo libro che rileggo più spesso. Emma è più lungo e un pochino meno agile da leggere, eppure continuo a trovarlo il più divertente, quello che mi fa più ridere, con l'ambientazione che preferisco (un paesino di campagna fisicamente non lontano da Londra ma chiusissimo nella sua piccola comunità).
    Emma, handsome, clever and rich è un'eroina che, diceva la Austen "no one but myself will much like" (cito a memoria). E infatti ogni tanto mi capita di imbattermi in commenti che l definiscono da snob su fino a stronza. Ma io la adoro, dall'inizio alla fine, e forse soprattutto all'inizio, quando si dà arie da Cupido e cerca di combinare il matrimonio tra Harriet e Mr. Elton. Adoro i suoi battibecchi con Mr. Knightley e quest'ultimo è infinitamente superiore al buon vecchio Mr. Darcy, perché molto più down-to-earth, simpatico, intelligente e soprattutto perché è l'unico che trova difetti in lei.
    È stato il primo romanzo della Austen che ho letto, e forse la mia parzialità è in parte dovuta a questo: ricordo molto bene la prima lettura, l'apparirmi davanti di questo piccolo mondo così perfetto, e la chiarezza espressiva della scrittura, la pulizia, e da lì in poi non ho fatto altro che leggere romanzi dell'Ottocento per ritrovare quelle atmosfere. Ne ho trovato delle altre, e scrittori altrettanto formidabili, ma se non ci fosse stata Jane forse a quest'ora starei ancora leggendo romanzi di John Grisham (ugh). (Ma forse no, forse sarebbe comunque intervenuto Holden a salvarmi).

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    Posted on Oct 18, 2009 | 2 feedbacks

Cover of An Education
Cover of The mystery of the princes
  • 2 people find this helpful

    Come anche il famoso programma televisivo andato in onda anni fa su Channel Four, The trial of Richard III, spiega chiaramente, non c'è nessuna prova concreta che Riccardo III abbia fatto uccidere i due poveri principini che sembrano così spaventati sulla copertina di questo libro, e perciò u ... (continue)

    Come anche il famoso programma televisivo andato in onda anni fa su Channel Four, The trial of Richard III, spiega chiaramente, non c'è nessuna prova concreta che Riccardo III abbia fatto uccidere i due poveri principini che sembrano così spaventati sulla copertina di questo libro, e perciò una moderna corte non lo avrebbe mai condannato per questo delitto, di cui viene accusato praticamente da sempre (delitto che, come nota Michael Hicks nella sua biografia, lo accomuna all'altro sovrano inglese più odiato, Giovanni Senzaterra, che però mi sa che il nipote lo fece ammazzare davvero, ohimé).
    Certo, non c'è nemmeno nessuna prova che possa essere stato il duca di Buckingham, vuoi perché anche lui aveva adocchiato il trono, o vuoi per fare un piacere a Enrico VII, e neanche che sia stato quest'ultimo.

    Questo libro è parecchio affascinante proprio perché scava in un mistero che molto probabilmente resterà tale per sempre.
    Ora però so che quando visiterò la Torre di Londra, come suggeritomi, potrò votare l'assassino con maggiore cognizione di causa (:P).

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    Posted on Oct 2, 2009 | Add your feedback

Cover of Kings and Queens of England and Scotland
Cover of We Speak No Treason
  • 2 people find this helpful

    Allora...le due stelline sono dovute principalmente al fatto che questo libro, pubblicato come prodotto a sé stante, costituisce in realtà la prima parte di un romanzo più lungo, intitolato We speak no treason, edito nel '71. Evidentemente l'editore ha deciso di ripubblicarlo dividendolo in due part ... (continue)

    Allora...le due stelline sono dovute principalmente al fatto che questo libro, pubblicato come prodotto a sé stante, costituisce in realtà la prima parte di un romanzo più lungo, intitolato We speak no treason, edito nel '71. Evidentemente l'editore ha deciso di ripubblicarlo dividendolo in due parti (The flowering of the rose e The white rose turned to blood) visto che di questi tempi vanno di moda le serie (vedi Philippa Gregory per esempio).
    Il problema è che le due parti singolarmente non hanno senso, non stanno in piedi.
    Non posso nemmeno giudicare questo libro, perché non è nella sua interezza, è come arrivare a metà e scoprire che tutto il resto delle pagine è stato strappato.
    Ed è ancora più difficile farsi un'idea del Richard della Hawley Jarman, che non è il Richard raccontato da Thomas More né quello shakespeariano, ma un personaggio di per sé sfuggente, e che lo diventa ancora di più per via di questa stupida divisione, oltre che per il modo stesso in cui è raccontata la storia: attraverso gli occhi di persone che lo hanno conosciuto, e in modi diversi gli sono state accanto in vari momenti della sua vita. Sono però personaggi del tutto secondari rispetto alla Storia, che non hanno con lui un rapporto stretto (nella prima parte la narratrice è una ragazza chè è sua amante per un breve periodo: ma non è la donna che ama, né la sua confidente), e perciò l'immagine che ne deriva è parzialissima e sfocata. Da una parte la cosa risulta anche affascinante, è come se il lettore stesso fosse un inglese di quell'epoca, che casualmente si trova ai margini della vita dei più importanti personaggi del tempo, e ne riporta una testimonianza frammentaria. Dall'altra parte però non si riesce mai davvero a conoscere quei personaggi di cui i narratori parlano: Richard, ma anche la regina, Elizabeth, Edoardo, etc.
    Delle due parti, la prima è quella che mi è piaciuta meno, perché l'amante di Richard (di cui non viene mai detto il nome) viene fuori, più che come una donna che ama profondamente, come una specie di mitomane, che una volta, a corte, vede Richard da lontano e se ne innamora follemente, senza averci manco scambiato non dico una parola, ma uno sguardo.
    Anche il giullare di corte, che racconta la seconda parte, non sembra avere tutte le rotelle a posto.
    Un grosso difetto del libro è che dà per scontati un sacco di fatti: se non avessi già letto un romanzo che racconta la vita di Riccardo III, e spulciato un po' di alberi genealogici qua e là in passato, non sarei stata in grado di seguire la storia: forse l'autrice supponeva che chi decide di leggere un romanzo su Riccardo, sia già di suo informata sul personaggio e la sua epoca.
    Ci sono poi accenni, allusioni ad altri fatti, che risultano incomprensibili se non si legge The white rose turned to blood (e ovviamente l'autrice non si era posta il problema, visto che il libro era uno!): ad esempio quando, morendo, un servitore del Duca di Clarence nomina un convento e dice di "aver fatto il suo dovere": in questo caso si sta facendo riferimento al fatto che Clarence, fratello del re, aveva scoperto che Edoardo aveva sposato in gioventù una donna, poi entrata in convento, e che di conseguenza il suo matrimonio con la regina non era valido; ed è per questo che il re lo fa giustiziare, non per i suoi ripetuti tradimenti.
    Ma tutte queste cose non sono chiare se non si legge il seguito, quando questo matrimonio verrà scoperto e porterà Richard sul trono.
    Insomma, un casino.

    Non regge il confronto con The sunne in splendour.

    [Il titolo è molto bello e cita Shakespeare: "We speak no treason, man; we say the king is wise and virtuous".]

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    Posted on Sep 21, 2009 | Add your feedback

Cover of Here Be Dragons
  • 2 people find this helpful

    Forse la Penman dovrebbe evitare di scrivere trilogie. Mi rendo conto che per raccontare la storia di Enrico II, che si è conquistato il trono a suon di battaglie, che ha sposato una regina di Francia, e che si è inimicato tutti i suoi figli uno dopo l'altro, ci sia bisogno di tre volumi (approssima ... (continue)

    Forse la Penman dovrebbe evitare di scrivere trilogie. Mi rendo conto che per raccontare la storia di Enrico II, che si è conquistato il trono a suon di battaglie, che ha sposato una regina di Francia, e che si è inimicato tutti i suoi figli uno dopo l'altro, ci sia bisogno di tre volumi (approssimativamente 2700 pagine)*. Ma in questo caso, cioè della trilogia gallese, l'idea di leggermi altri due libroni da 900 pagine ciascuno mi fa venire l'ansia.
    Per carità, la Penman mi piace e i suoi libri finiscono sempre per appassionarmi fino a costringermi a un tour de force per finirli (tour de force relativo, ma di questi tempi anche 100 pagine al giorno per me sono tantissime). Però va a finire così: che un avvenimento si sussegue all'altro senza un vero e proprio centro. Cioè, non c'è un inizio e una fine, ma piuttosto una cronaca anno per anno che a un certo punto diventa un pochino estenuante. Soprattutto al pensiero che al prossimo libro ricomincia da capo la tarantella: nuovo re, nuovi problemi, nuove ribellioni, nuove scaramucce col re di Francia (quelle non mancano mai), nuovi matrimoni e nuove alleanze. Ho il sospetto che, per quanti libri di questa scrittrice possa leggere, il migliore rimarrà sempre The sunne in splendour, che non fa parte di una serie e che ha due protagonisti eccezionali.

    I personaggi di Here Be Dragons non mi sono piaciuti più di tanto: la protagonista, Joanna, è quasi insopportabile, per metà libro non fa altro che struggersi perché il suo papà non è buono come pensava lei ma è cattivissimo e ha mandato a morte dei bambini gallesi. E invece è proprio lui, il papà, cioè John, cioè Giovanni Senzaterra, a risultare un attimo più interessante, anche se la Oxford History of Britain lo liquida impietosamente come "a very poor king" (ma questa è un'altra storia).
    Il protagonista maschile, Llewelyn, è incolore, è descritto come grande condottiero ma non c'è mai una scena in cui lo si veda veramente in guerra; i momenti più importanti per capire il suo carattere, quelli in cui decide di reclamare la sua eredità e di sfidare i parenti usurpatori, alla tenerà età di 14 anni, sono saltati a piè pari.
    I personaggi di contorno, tra cui i consiglieri di Llewelyn, i suoi figli e quelli suoi e di Joanna, non sono molto ben delineati e restano sullo sfondo.

    In sostanza, mi è piaciuto ma non si fa ricordare, ed è troppo ripetitivo (difetto che purtroppo lo accomuna ad altri romanzi della Penman).

    [* si tratta di: When Christ and his Saints slept, Time and Chance, The Devil's brood]

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    Posted on Sep 15, 2009 | Add your feedback

Cover of Mary Queen of Scots
  • «and it was thus wearing all red, the colour of blood, and the liturgical colour of martyrdom in the Catholic Church, that the queen of Scots died.»

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    Posted on Sep 1, 2009 | Add your feedback

Cover of The Sunne in Splendour
  • 4 people find this helpful

    Ho amato moltissimo questo libro.
    Racconta la Guerra delle due rose, dalla fine del regno di Enrico VI fino alla fine di quello di Riccardo III.
    E proprio Riccardo, o meglio Dickon come viene chiamato per lo più dagli altri personaggi, ne è il protagonista, insieme al fratello Edoardo IV, Ned.
    S ... (continue)

    Ho amato moltissimo questo libro.
    Racconta la Guerra delle due rose, dalla fine del regno di Enrico VI fino alla fine di quello di Riccardo III.
    E proprio Riccardo, o meglio Dickon come viene chiamato per lo più dagli altri personaggi, ne è il protagonista, insieme al fratello Edoardo IV, Ned.
    Sharon Penman si è proposta di rendere un'immagine di Riccardo diversa da quella alla quale siamo abituati, di un uomo assetato di potere, cattivo, deforme, infanticida.
    Il Richard di The sunne in splendour è un ragazzo, e poi un uomo, con un forte senso della famiglia, dell'onore, del dovere, e del peccato, che sente il peso della corona e delle scelte che ha compiuto per arrivare ad essere re.
    Un personaggio ombroso, di poche parole, non facilissimo da decifrare; l'opposto del fratello Ned, solare, aperto, che non mostra le sue indecisioni.
    In questo libro ci sono talmente tante cose che è difficile riassumerle: è un romanzo storico, che si preoccupa di essere sempre preciso nelle date, nei luoghi, negli avvenimenti, nei protagonisti (c'è un solo personaggio inventato e non è tra i principali); è la storia di una famiglia, gli York, della loro lotta per il trono e delle conseguenze del potere; è un romanzo d'azione; è un romanzo d'amore quando racconta, con grandissima delicatezza e forza allo stesso tempo, il legame tra Richard e la cugina e in seguito moglie, Anne Neville; è la storia di un rapporto bellissimo tra due fratelli che, diversissimi, si amano e si aiutano a vicenda per tutta la vita.
    C'è il respiro della storia, in questo libro, l'impressione che ho avuta leggendola è quella di stare proprio lì, nell'Inghilterra del '400, a testimoniare quegli avvenimenti storici, le battaglie, i tradimenti, le esecuzioni, dai Lancaster fino ai Tudor.
    Trovo che la Penman sia una scrittrice molto brava, che è capace di delineare perfettamente i suoi personaggi, anche quelli marginali, che escono da poche righe e poche parole vividi, vivi come i protagonisti. Non si può fare a meno di provare per loro non soltanto interesse, ma affetto, apprensione, pietà, disapprovazione; e anche se si sa benissimo che prima o poi dovranno morire, non fosse altro perché sono realmente esistiti, le pagine si sfogliano con trepidazione. Aveva ragione chi diceva che la Storia è il miglior romanzo. Verso la fine sul racconto cala una sensazione di tristezza, di inevitabilità, la fine dei Plantageneti e l'ascesa dei Tudor non è solo un momento nella lunga storia di un Paese, ma diventa la fine per quelle persone che avevi seguito per 900 pagine e alle quali ti eri affezionata, per le quali avevi tifato e ti eri persino commossa.
    Poi, ci sono i difetti della Penman, che, dalla lettura di due suoi libri, mi paiono più o meno sempre gli stessi: usa certe espressioni troppo spesso, e ci sono alcune scene non così fondamentali che vengono messe lì tanto per.
    Ma sono difetti perdonabilissimi, in un libro molto lungo che non ha nessun cedimento nella narrazione.

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    Posted on Aug 9, 2009 | 1 feedback

Cover of When Christ and His Saints Slept
  • 2 people find this helpful

    Mi è piaciuto molto!
    Era un po' di tempo che avevo voglia di leggere dei romanzi storici, ma non sapevo bene come orientarmi, avendo paura di incappare in qualche orrilibro stile I pilastri della Terra.
    Per puro caso, leggendo un'intervista a un attore inglese, sono venuta a conosce ... (continue)

    Mi è piaciuto molto!
    Era un po' di tempo che avevo voglia di leggere dei romanzi storici, ma non sapevo bene come orientarmi, avendo paura di incappare in qualche orrilibro stile I pilastri della Terra.
    Per puro caso, leggendo un'intervista a un attore inglese, sono venuta a conoscenza dell'esistenza di Sharon Penman, ex avvocato americano con una laurea in storia inglese. Ho intenzione di leggere tutti i suoi libri, mi ha entusiasmata!
    Anche se inizialmente non ero convinta al cento per cento della trama, questo romanzo mi resterà particolarmente caro, perché l'ho comprato in vacanza e mi ricorderà sempre la British Bookshop di Vienna.
    Ecco, nonostante non fossi del tutto convinta, mi sono ricreduta, e sono molto contenta del fatto che sia solo il primo volume di una trilogia che vede per protagonisti Enrico II d'Inghilterra ed Eleonora d'Aquitania: anche se la trama parte da molto prima, dalla guerra che la madre di lui scatenò contro il cugino Stefano che le rubò la corona sotto il naso alla morte del padre Enrico I.
    A parte alcuni momenti che sembrano quasi ammiccare al fotoromanzo, coi personaggi tutti belli, con gli occhi blu, appassionati etc. etc., la Penman riesce molto bene a renderli credibili, come uomini e donne vissuti nel Medioevo, e allo stesso tempo interessanti per un lettore così lontano da quell'epoca. Non ho potuto fare a meno di parteggiare per Maude ed Henry (come in The sunne in splendour non posso non stare dalla parte di Ned e Richard), ma non ci sono, fortunatamente, buoni e cattivi tagliati con l'accetta. L'unica cosa che posso rimproverare alla Penman è che 900 pagine sono tante, troppe forse, e la lettura in inglese (non è tradotta in italiano, ma ormai ho smesso di sperare che i libri che mi interessano lo siano) diventa un pochino faticosa. Allo stesso tempo però non ho potuto staccarmene fino alla fine.

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    Posted on Aug 4, 2009 | 1 feedback

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