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Il futuro passato che ci somiglia
Come farfalle nere, scure falene notturne, le pagine dei libri prendono fuoco, incendiate dalla fiamma selvaggia di Guy Montag.
Un fumo acre, irrespirabile, si alza tetro e minaccioso da quelle carcasse rilegate che un tempo contenevano cultura, informazioni, racconti, storie di vite raccontate dag ... (continue)
Come farfalle nere, scure falene notturne, le pagine dei libri prendono fuoco, incendiate dalla fiamma selvaggia di Guy Montag.
Un fumo acre, irrespirabile, si alza tetro e minaccioso da quelle carcasse rilegate che un tempo contenevano cultura, informazioni, racconti, storie di vite raccontate dagli uomini e messe per iscritto, tramandate di generazione in generazione ai posteri per accrescere il loro bagaglio culturale.
Guy brucia i libri, ma non lo fa né per hobby né per necessità, ne tantomeno per divertirsi, lo fa per lavoro.
Li brucia perché, nella società in cui vive, questi oggetti preziosi sono banditi, non c’è posto per gli amati, antichi, sovversivi libri.
Vive in una società in cui non c’è più bisogno della carta stampata, perché la tecnologia ha provveduto a tutto:ci sono le quattro pareti-televisione che permettono all’uomo di guardare ogni ora i suoi programmi preferiti, ci sono le auto velocissime, ogni super-confort possibile e immaginabile.
In un possibile futuro, non molto lontano dal nostro, Guy vive la sua esistenza, simile a quella di molte altre persone, in un mondo che ormai ha dimenticato l’amore e la passione per la lettura e nel quale i pompieri, invece di domare gli incendi, li appiccano, perché leggere e scrivere è proibito e chiunque venga trovato in possesso di un libro viene ritenuto un sovversivo.
Un lavoro stancante e difficile ma indispensabile per mantenere e garantire il benessere e la serenità degli abitanti, almeno secondo l’invisibile governo, in procinto di iniziare una guerra per espandere il suo dominio sul mondo intero.
Un manifesto apocalittico, ecco come si può definire questo capolavoro di Bradbury, che mette in scena la pura dell’uomo in completa balia di chi lo governa(molte analogie ci sono tra questo libro e un altro capolavoro del genere, 1984 di George Orwell).
Uno stile incisivo, efficace, diretto, angosciante, che permette allo spettatore di calarsi in quell’atmosfera claustrofobica in cui vive Guy, una società poi non molto lontana da una nostra possibile società del futuro.
E il lettore, chiunque esso sia, qualunque carattere esso abbia, non può non sentirsi preso dall’angoscia al termine di questa lettura, perché la società descritta, seppur con toni apocalittici e fantasiosi da Bradbury, non sembra descrivere situazioni totalmente lontane dalla realtà in cui viviamo, realtà in cui i libri letti sono sempre meno(ogni anno l’istat ci propone questi tipi di sondaggi e la situazione è sempre più preoccupante, siamo un popolo che legge sempre meno, che preferiamo una partita alla playstation, un film in dvd o parlare in chat con sconosciuti piuttosto che abbandonarci alla lettura di un buon libro), realtà in cui l’iper-tecnologia e l’invasione dei media ci invadono, ci allontanano rendendoci prigionieri di una realtà fittizia, in cui non c’è più uno scambio di opinioni, una sorta di universo che corre velocissimo, dove solo il presente sembra contare qualcosa, dove il passato, la letteratura greca e latina, i grandi classici non hanno più significato di esistere.
Un mondo che sembra essere lontano, ma che è più vicino di quanto possiamo immaginare, perché la tecnologia è un’arma a doppio taglio, bisogna saperla scegliere, selezionare e mai farsi prendere il sopravvento da lei, altrimenti è la fine, per tutti noi.
Una lettura che deve far riflettere, che deve far pensare, affinchè non ci ritroviamo tutti a vivere fra quarant’anni come esseri lobotomizzati.
Vi consiglio anche la visione del film che Truffat trasse, nel 1966, da questo splendido libro.
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