Intervista a WM1 e WM2
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Grazie Jadel...non avrei mai letto questa interessante intervista se non l'avessi postata qui...il settimanale Panorama lo trovo aberrante di contenuti ed insopportabile solo a sfogliarlo. Allora ...la NIE come nebulosa si è rarefatta ma parte è rimasta liquida sotto forma delle sue opere e come la Fenice muore e poi rinasce e per fortuna il terreno è fertile e direi che siamo solo all'inizio di qualcosa di nuovo non collocabile in un genere ma aperto a contenuti diversi con alcune caratteristiche comuni. Leggerò sicuramente la terza parte e mi auguro che si possa anche scaricare...
- PABLITO | Jan 27, 2009 Report abuse
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E così il NIE sarebbe morto? Bah. Come si può dire una cosa simile? O non è mai nato o è ancora vivo. Come si può pensare che qualcosa di simile (non oso dire movimento letterario) possa esaurirsi in 15 anni e quel che avviene dopo il 31 dicembre sia altro?
Non-sense: puro NIE. Affermare che il NIE è morto è un modo per dire che è vivo. ;)
Diciamo che forse il NIE ha una definizione così ampia e generica da farci entrare di tutto, altrimenti non mi ci sarei riconosciuto così facilmente. E' forse una specie di "oroscopo" che contenta tutti? Forse quello che va fatto ora, che è morto (se lo è) è vedere se invece non è parte di un qualcosa di più preciso e che rappresenta una corrente concreta della letteratura. Leggo in fondo all'intervista che la I potrebbe essere letta come "International" piuttosto che come "Italian". Concordo. Come si può pensare a qualcosa di nazionale nel XXI secolo? Significherebbe dire è roba provinciale e senza futuro (forse è così: il NIE è morto, eh, eh!).
Bah! Bye bye NIE. - Carlo Menzinger | Jan 27, 2009 Report abuse
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@ Pablito: fortunatamente il portale e il settimanale sono gestiti da persone diverse, anche se il direttore, ahimé, è lo stesso anche se non si cura più di tanto di quello che viene scritto in rete, io sono libero di scrivere quello che voglio, e se dai una scorsa ai miei articoli ti renderai conto che davvero il direttore non li legge, se no sarei già stato spedito al confino :-)
@ Carlo: http://kaizenology.wordpress.com/2008/12/10/in-margine-…
- J | Jan 27, 2009 Report abuse
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ahahah, @J, spedito al confino dal direttore di Panorama. ^_^
- Sergio Paoli | Jan 27, 2009 Report abuse
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Su kaizenolgy il commento di Wu Ming 1 sulla "morte" del NIE.. lo riporto:
Ovviamente la boutade che serve da incipit (e qui da titolo) all’Ipnagogico Intervistatore è da ritenersi, appunto, boutade, taglio d’accetta, utile a smuovere le acque con un micro-shock contro-intuitivo. Solo capendo questo chi legge eviterà di incartarsi nei possibili equivoci. Attenzione a quel che risponde Wu Ming 2 nell’intervista: la nebulosa così come la conoscevamo è finita. Questo è il senso. Il 2008 è un anno spartiacque perché la nebulosa è stata avvistata in quanto tale, gli autori delle opere in oggetto (almeno quasi tutti) hanno acquisito coscienza delle intime connessioni e dei tratti comuni. Da questo momento, l’approccio è diverso. Vuol dire che “muore”, la nebulosa? No. Le nebulose sono nubi cosmiche di polveri, idrogeno e altri elementi. Si trasformano, mutano in contorni e densità. Fuor di metafora: stiamo parlando di una nebulosa di *opere*. “Muoiono” i movimenti di autori (per i cattivi: le cricche). Le opere rimangono, cambiano nella nostra percezione, continuiamo a interrogarle nel tempo.
[In questo senso, a ben guardare, non muoiono nemmeno i movimenti. I movimenti cosa sono se non grandi, complesse opere totali? E' morto il surrealismo? No, continuiamo a studiarlo, interrogarlo, farci i conti.]
Il New Italian Epic è vivo perché è un insieme di opere. Le opere che verranno continueranno a farci i conti. Il New Italian Epic si trasforma, non avrà nemmeno più bisogno di un nome. L’importante è essere consci che, nelle pratiche e poetiche diffuse, si è smosso qualcosa. E’ successo in Italia, come articolazione specifica e peculiare di uno smuoversi planetario. E’ successo in Italia, perché questo rimane un laboratorio. Qui si creano eccellenza e mostri (forse più i primi della seconda, ma sono comunque mostri eccellenti ) - J | Jan 28, 2009 Report abuse
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Ho saputo del NIE tempo fa. Segnali sul web. "Se ne parla", permettetemi di citare Ellroy. Ho letto il saggio. Da poco. Bello. Fa venire voglia di dire a tutti quelli che scrivono: "Anch'io sono NIE". Non so se le mie tematiche siano NIE. Non sta a me dirlo. Ma trovo interessanti due cose: il crollo del muro di Berlino e quello della Prima Repubblica intesi come spartiacque fra un prima e un dopo. Intesi come momento prodromico di un'era "liquida" , dove l'incertezza della storia eroica (quella degli imperi e delle battaglie) si unisce all'incertezza della storia immobile (quella delle "genti meccaniche").
Altra cosa interessante: la letteratura non occidentale si rifugia nel realismo magico, quella occidentale mette al centro le figure degli emarginati e dei criminali (gli "underdogs" di Martin Amis). Questi elementi sono ormai comuni a tutti noi che scriviamo. Li sentiamo. Sono loro stessi a entrare nelle nostre idee, a prescindere da ciò che scriviamo (che magari è lontanissimo dal NIE).
Ecco la sua importanza. - Angelo Ricci | Feb 14, 2009 Report abuse
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Cosa intendi per non-occidentali e per realismo magico?
Molto realismo magico arriva dal Sudamerica, e "non occidentale" per il Sudamerica direi che non funziona più di tanto, senza contare che non c'è solo realismo magico... Ma come dicevo nel mio intervento sul NIE, un Rodolfo Walsh o un Miguel Bonasso hanno anticpiato di molto il N(I)E...
Se poi facciamo un equazione realismo magico - fantastico/fantasy... be' se c'è una narrativa che in "occidente" sta evolvendo, risorgendo ecc ecc è propria quella... - J | Feb 14, 2009 Report abuse
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Ho usato il termine non-occidentale per riferirmi alla letteratura che sul saggio in questione viene definita coloniale o post-coloniale. Naturalmente si generalizza sempre e generalizzare è un errore. Senz'altro per il Sudamerica può non funzionare con un riferimento a canoni geopolitici prebellici. Mi sembra invece che il periodo della guerra fredda avesse contribuito a spingere il Sudamerica (o comunque una sua parte) ad un ruolo antagonista rispetti al concetto di occidente. Ma credo che siano comunque analisi opinabili.
Naturalmente non vedo il realismo magico in antitesi a quello che ho definito l'epica occidentale degli underdogs. Sono le due facce della stessa medaglia, i due modi per esprimere comunque un'epica, un'epica che però denuncia un palpabile disagio verso il presente e da intendersi naturalmente senza schematizzare troppo. Tu stesso mi potresti giustamente obbiettare che lo stesso Borges esalta il mito del gangster delle periferie di Buenos Aires. Comunque sono d'accordo con te nel dire che molto realismo magico stia evolvendo anche in occidente (e questo a dimostrazione che gli schemi fissi sono sempre troppo stretti), specialmente in quella che tu definisci l'equazione realismo magico/fantastico.
Rimane il fatto che comunque qualcosa è accaduto e che sarà difficile tornare indietro. - Angelo Ricci | Feb 14, 2009 Report abuse
