Ma quanti "IO" abbiamo dentro di noi?
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Stamattina mi sono svegliata e ne avevo almeno 4 o 5 ...uno mi diceva di non fare niente e riposarsi...l'altro invece diceva: guarda che se non sei creativo se non sei in movimento non va bene...e poi ancora...: così non sei giusta..eccc....e poi c'era l'IO spirituale che anche quello se non si tiene a bada a volte prende il volo e non ti fa vedere le cose nella sua vera natura...allora vi chiedo, quanti di voi si sono accorti di avere a volte un ego spirituale che in certi casi fa scappare via piuttosto che farvi rimanere nel presente....
- Amla | Jun 5, 2009 Report abuse
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Leggendo il tuo post mi viene in mente che quello che tu chiami "IO" è semplicemente il chiacchìerio interno del nostro cervello, sono i pensieri automatici, quelli che ci vengono spontanei, da soli senza che ce ne accorgiamo e così intessiamo con loro un monologo che a volte ci confonde e ci sfinisce. A volte l'unico modo per tacitarli è riportare l'attenzione in quel preciso momento, il famoso "qui e ora" e nella concentrazione smette il chiacchìerio e ci sentiamo un pò meglio.
Nel mio caso il mio spirito/anima non ha un ego e non ha voce, è semplicemente silenzioso e mi accorgo di lui nel momento in cui mi sento serena ed il mio cervello è "spento", non mi dice cosa devo fare il mio spirito, semplicemente mi fa "essere" e mi sento benissimo in questo stato. NOn è facile naturalmente, sono distratta da mille cose però non è impossibile, quando mi accorgo che inizia il monologo nel mio cervello riporto l'attenzione e la concentrazione su ciò che sto facendo lasciando che il mio spirito mi pervada e faccia il resto.
Questa è la mia esperienza, ognuno ha la sua, ed è bellissimo condividerle.
Un abbraccio Cla ^_^ - Claudia | Jun 5, 2009 Report abuse
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@Claudia, trovo grande sintonia in quello che dici. Penso anch'io che la trama di pensieri che crea la nostra mente serva solamente a legarci in una prigione, o meglio, in una serie di prigioni, nelle quali rimaniamo incatenati a volte per tutta la vita. La mente ci fa credere che il dovere, la morale, la società, la religione, ci impongano degli obblighi e ci lega a questi e mantiene sempre viva la trama di pensieri per sostenere queste convinzioni. E' bello pensare/sapere che è possibile spezzare questa trama ed essere finalmente liberi di seguire quello che ci viene suggerito da qualcosa di più profondo del pensiero.
Firmato: l'apprendista stregone... ahahahah... - Trank | Jun 7, 2009 Report abuse
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L'IO spirituale è l'unico diciamo... 'elemento' che ci fa vedere le cose nella sua vera natura.
Tutto il resto è come scrive Trank "trama" e aggiungo io "ordito"... - Unpensiero | Jun 7, 2009 Report abuse
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Sono d'accordo con te Unpensiero, a volte però è difficile muoversi attraverso l'IO spirituale, perchè in alcuni casi l'ego spirituale (ed è quello che intendevo prima...) ci porta su alcune vie spirituali facendoci fare tante cose, tanti corsi, meditazioni ecc...come penso abbiamo fatto un po' tutti...a volte perchè spinti da accumulare saggezza o consapevolezza...come se si potesse farne una scorta...invece sappiamo tutti che non è così e che la consapevolezza di noi stessi arriva magari per poco..e ci sono alti e bassi...Quindi quando parlavo di ego spirituale intendevo questo, cioè essere nell'illusione a volte che facendo certe cose o frequentando certi posti si diventi più facilmente consapevoli...questo è quello che ho capito io nel tempo...e cioè che l'ego spirituale a volte ha come bisogno di "cibo",ma che magari in alcuni casi è la mente che lo vuole ...ma quello che arriva all'anima nel profondo è un altra cosa...quindi la mia domanda era: a chi non è mai capitato di trovarsi in un circolo di voler/dover fare cose che appagassero il proprio se spirituale, che però a volte era come dire " ok adesso sono in ordine, ho fatto la mia bella meditazione..." nel senso che tutto ciò che viene fatto in modo "automatico" serve alla mente e non allo spirito diciamo...
spero di essere stata chiara:)
Amla - Amla | Jun 8, 2009 Report abuse
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Ciao a tutti,
questo argomento a dir poco affascinante mi interessa moltissimo, qualcuno di voi saprebbe indicarmi dei libri che lo approfondiscano e che in special modo indichino come entrare in contatto con il nostro io spirituale ? Come ascoltare chiaramente ciò che ci suggerisce ?
Grazie - Emma | Aug 24, 2009 Report abuse
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Alan Watts diceva che, cito a braccio ma non dovrei distaccarmi troppo dall'originale, "Le parole sono le forme di Maya, la sua rete, e l'esperienza è l'acqua che vi scivola attraverso". Con ciò voleva sottolineare proprio come il linguaggio del "mentale", di "mano", la mente, sia quello che mena al disperdersi nelle illusioni del samsara, del mondo di Maya, mentre solo l'esperienza diretta della realtà -che è pura, priva di forma, esperibile nel silenzio dello psichico - può dare quella che alcuni chiamano una visione spirituale autentica, o di liberazione, o illuminazione - o di affioramento del proprio "vero Sè". Perciò qualsiasi cosa si voglia intendere per "Io spirituale", o "vero Sè", credo sia importante comprendere che, in realtà, non si trova in nessun luogo, perchè ovunque, e non consente spostamenti o divagazioni o, peggio, "trascinamenti"; diversamente l'ego (che di spirituale non ha nulla e che si genera propriamente nel mentale), che è invece in perenne ebollizione e che, nella sua frammentarietà, e asustanzialità: anatta ci "crea" e trascina senza sosta come foglie al vento.
Inoltre c'è da rilevare che quello che spesso si confonde col proprio "vero Sè" spesso altro non è se non l'ennesima manifestazione del mentale. Perchè possedere un "io", ma sarebbe meglio chiamarlo ancora una volta "ego", strutturato e quindi apparentemente stabile nella sua identità, non presuppone l'aver intrapreso un autentico percorso spirituale. Tant'è che, in alcuni casi ed in certi "accidenti" che posso capitare l'attuazione di alcune "pratiche" (anche di meditazione), può accadere che l'"io", o "ego centrale", si scinda, si smembri in una miriade di complessi autonomi (come li chiamerebbe Hillman), dando luogo ad una vera e propria patologia mentale - se osservata con l'ottica dello psicologo -, oppure di "possessione" se considerata da quella dello sciamano, o anche del religioso quando questi sia ancora parte facente di una tradizione viva e operativa.
Ma qui si rischia d'andare lontano, e quindi mi fermo.Approfitto, mediante il mio piccolo sproloquio, per presentarmi in questo gruppo di discussione che ho scoperto or ora e al quale mi sono appena iscritta.
Ben trovati.
E. - ColOmbre | Sep 1, 2009 Report abuse
- Claudia | Sep 1, 2009 Report abuse
- ColOmbre | Sep 2, 2009 Report abuse
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...e sì, l'Ego è un macigno assai difficile da sgretolare. Personalmente preferisco lasciarlo a digiuno così, senza alimento, si indebolisce e la smette di primeggiare anche quando non è affar suo.
Anche se con un po' di ritardo, accetta il mio...Ben trovata in questa casa...
- Unpensiero | Sep 11, 2009 Report abuse
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Bentrovato e grazie, Unpensiero.
Hai ragione.
Il problema sta, per l'appunto, nel riuscire a non nutrire più, oppure, più semplicemente (e si fa per dire), nel cambiare "nutrimento" di modo che il "nutriente" muti lentamente la "sostanza" stessa di colui che viene sostentato.
E' la dottrina del "sacrificio", se rifletti, ove ogni cosa viene "fagocitata" da un'altra, ed in questa mutata e trasformata per ritrovarsi, infine, null'altro che parte facente e sustanziante dell'Essere. - ColOmbre | Sep 11, 2009 Report abuse
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@Eleonora, puoi spiegarmi cos'è la "dottrina del sacrificio"?
Grazie ^_^
- Claudia | Sep 11, 2009 Report abuse
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E' assai difficile (quasi impossibile) discutere sull'Ego. Come hai scritto anche tu, quando è ben 'malnutrito' esso può trasformarsi in continuazione e farci credere qualsiasi cosa che faccia piacere a lui.
Certo, cambiare in meglio il tipo di 'alimento' può rendere possibile lo sconfinamento dell'Uomo in un Essere migliore, quanto meno, grazie alla 'dieta', può evitare gran parte delle sofferenze per vivere in pace con se stesso, con gli altri e con tutto ciò che lo circonda.Per chi non avesse compreso con quali 'alimenti' malsani l'Ego si espande, cito quelli più comuni: l'ira, la superbia, l'intolleranza, l'invidia, la gelosia, l'egoismo, l'importanza personale, le paure, l'indifferenza, l'ipocrisia, la crudeltà, la prepotenza, la vanagloria, l'ambizione (smodata), i sensi di colpa, l'arroganza, la separazione, la falsità, e via dicendo...
- Unpensiero | Sep 12, 2009 Report abuse
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La “dottrina del sacrificio” in quanto espressione particolare rimanda alla cultura vedica. C'è addirittura un saggio, che potrai trovare nella mia libreria (non ho ancora finito di completarla, a dire la verità, ma mi sembra d'averlo già incluso), di Malamoud che s'intitola “Cuocere il mondo”, ma potrei indicartene molti altri partendo da Coomaraswamy transitando per Guènon ed approdando a Daniélou, tanto per citarne alcuni tra i molti, se ti interessa approfondire l'argomento mantenendoti in aderenza a fonti e studiosi attendibili perciò degni di considerazione.
Ad ogni modo, ed in via generale, direi che quanto enuncia lo si può ritrovare nelle più disparate concezioni religiose della terra laddove presentino ritualità sacrificali.Sacrificio, come l'etimologia stessa della parola disvela, significa “fare sacro”, “rendere sacro”.
Partecipare ad un atto sacrificale vuol quindi significare il “partecipare del sacro”. Rendersi sacri. Ma anche, e soprattutto, tornare al sacro. Ri-divenire sacri.
Ora, cos'è il sacro? Il “sacro” è ciò che si trova all'Origine, al Principio. Meglio, è il Principio, l'Origine. Infatti la dimensionalità del sacro (che è senza dimensioni) si situa “prima” (all'Origine) di ogni foma, quindi di ogni “misura”; talchè sacro è il mondo degli Dèi e non degli uomini che nel rendere ad ogni cosa un nome, una forma ed una dimensione fanno del mondo un luogo profano (limitato). “Sacro” è l'indifferenziato, tant'è che, come recita Eraclito: “ Il dio è giorno e notte, inverno e estate, guerra e pace, sazietà e fame. E muta come il fuoco quando si mischia a profumi odorosi, prendendo nome di volta in volta dal loro aroma”.
Mediante l'atto sacrificale, perciò, si compie null'altro che un percorso di rientro “consapevole” nello spazio del divino mediante l'attualizzazione di un contatto diretto con gli aspetti più elevati dell'Essere.
Il sacrificio come atto di ri-congiungimento, quindi di ri-torno.Secondo la dottrina vedica, per entrare nello specifico, il Cosmo altri non è che un enorme atto sacrificale ove la divinità stessa si immola per donare vita ed esistenza ad ogni cosa. Il mondo nasce dallo smembramento del Progenitore primordiale (altra tematica, questa, presente a tutte le latitudini), Prajapati, l'Uomo cosmico, dalle cui membra proviene la sostanza per plasmare gli uomini. L'esistenza, perciò, si rivela come la risultanza perpetua di un'oscillazione intercorrente tra due polarità, una costruttiva e l'altra distruttiva, ove tutto viene trascinato in una danza che vede, di volta in volta, ogni cosa ed essere nascere e sostentarsi grazie al costante sacrificio d'altre cose ed esseri per poi, infine e a propria volta, trasmutarsi, morendo, per dar luogo così, col proprio “sacrificio”, alla nascita ed al sostentamento d'altre forme d'esistenza. L'infinito, affascinate, gioco della Vita. “Lila”, il gioco degli Dèi (o di Dio, se si preferisce).
La Vita, quindi, si “ciba” di vita.
A questo mondo tutti si divora e si è divorati, si consuma e si è consumati, ci si “pasce” del sacrificio altrui e si è, a nostra volta, e costantemente, “sacrificati. Tant'è che, come afferma Dio nella Tattirya: “Ahamannam (Io sono cibo)”, cioè “Io sono la Sostanza suprema dalle cui “carni” tutto proviene, delle cui carni tutti si cibano e che, per contro, si ciba delle carni di tutti”.Ora, e per tornare a noi nella speranza che questa mia chiarificazione non ti sia risultata estremamente indigesta, quello che l'officiante a questo enorme rito sacrificale - cui non solo i partecipanti di qualche sistema religioso hanno accesso, ma tutti noi, perchè tutti siamo parte facente di questo Universo e tutti siamo costantemente sacrificanti e sacrificati– deve, dovrebbe..., realizzare per liberarsi da quello che, se vissuto in totale “incoscienza”si presenta null'altro che quale trascinamento senza tregua (i venti tremendi del samsara), è (sarebbe...) appunto e come dicevo un ritorno al “sacro” considerato come quello spazio originario in cui l'Unità Primordiale “è”, si “compie”. Da qui ciò che ho scritto ieri a “Unpensiero”, per quanto nello specifico abbia voluto riferirmi alla necessità di
trasmutare “alchemicamente” la sostanza grossolana dell'”ego” in un'altra più sottile. Suggerendo che forse, e a parer mio, sarebbe meglio tentare di mutare il modo di nutrirsi piuttosto che smettere di nutrisi poiché, essendo per ora noi essenzialmente incentrati su e dall' “ego” si rischia, si rischierebbe, che la semplice sospensione del nutrimento ingeneri una triste morte prematura. Un po' come quando ci si vuol disintossicare o si vuol dimagrire, il trucco non sta tanto nel reprimere la fame, cioè nell'inibizione o negazione dell'impulso, perchè, come noto, il risultato alla lunga si rivelerebbe talmente disastroso da portare con molta probabilità ad ottenere l'opposto del voluto (si ritorna ciccioni ed anche piuttosto “arrabbiati”), quanto piuttosto nel variare abitudini alimentari...cioè, guarda il caso, nel variare abitudini (le attitudini) mentali.E' tardi. Spero di non essermi espressa in maniera eccessivamente fumosa. Se sì, me ne scuso da subito promettendo di chiarificare al meglio se potrò e riuscirò (l'argomento non è per nulla di semplice trattazione).
Un caro saluto ad entrambi.
- ColOmbre | Sep 12, 2009 Report abuse
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@Eleonora, anche se "fumoso" mi è tutto chiaro e nella prima parte mi trovo d'accordo con quello che dici anche se in "termini" diversi.
Sì è bella la soluzione di cambiare "alimentazione" all'Ego invece che sopprimerlo, come ha detto Unpensiero basta non nutrirsi degli "alimenti malsani" che ha descritto.
Grazie a entrambi, ho sempre da imparare! ^_^ - Claudia | Sep 12, 2009 Report abuse
