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Percorsi giusti per diventare traduttori

In questa discussione, davvero, potremmo parlare della nostra esperienza, dei nostri primi passi nel mondo della traduzione editoriale, delle nostre prime frustrazioni e delle nostre prime conquiste. Del ruolo del caso o di quanto invece di casuale non ci sia nulla. Insomma l'ABC del "come si diventa traduttori". Per non monopolizzare, racconterò la mia esperienza più avanti. I non traduttori potrebbero orientare opportunamente la conversazione. Chi comincia?

Dante A. Ristori | Oct 29, 2007 Report abuse

Innanzitutto, la formazione. Capita che qualcuno mi chieda cosa voglia fare da grande ed io rispondo: "La traduttrice". Come da principio di azione e reazione, parte il solito: "Quindi studi Lingue?". No, studio tutt'altro perchè il Tutt'altro mi rassicura più della laurea in Lingue sullo spaventoso, sconosciuto signor Futuro, però trascorro nottate intere a leggere libri in inglese, a cercare parole, ad apprezzarne le sfumature, il suono e la consistenza. Mi incanto di fronte alla scoperta sempre nuova dei mondi che si nascondono dietro lingue diverse da quella che mi appartiene. Non perdo occasione per esercitare la conversazione, l'ascolto, la scrittura e sì, in un certo senso, anche questo è studio, studio ufficioso e clandestino.

Ecco quindi la prima domanda, anzi una preghiera: ditemi, vi prego, che non è indispensabile la laurea in Lingue per intraprendere questa strada. Traduttori non ci s'improvvisa e di certo servono corsi e basi e allenamento e tanta teoria, ma spero che tutto questo non sia esclusivo appannaggio dei cattedratici.

Esistono percorsi paralleli di studio? Se sì, saranno molti, quindi quali sono i più consigliati? Quando è il momento giusto per proporsi come traduttore e come?

Scusate, il messaggio è lunghissimo, ma ho la testa piena di punti di domanda.

Grazie a chi mi/ci risponderà.

Salamandra mucca che cucca | Oct 29, 2007 Report abuse

Allora, qualche risposta su base ovviamente personale e senza pretese di universalità:

No, non è indispensabile una laurea in lingue, e neppure in traduzione, mediazione linguistica letterature comparate o uno dei mille corsi sorti attorno alla materia negli ultimi anni.
Conosco bravissimi traduttori che hanno studiato tutt'altro, da ingegneria a economia aziendale, da biologia a fisica teorica. Non che faciliti le cose (a meno che non ci si specializzi in traduzioni tecniche sull'argomento), ma nemmeno le complica.

Percorsi paralleli di studio? Mi si dice di sì, esistono millanta e più corsi di traduzione, più o meno seri, più o meno professionali e più o meno costosi. Consiglio essenziale per chi decide di iscriversi a un corso di traduzione: informarsi, informarsi, informarsi e poi informarsi bene, possibilmente da chi li ha già frequentati. Se si punta a un corso "pratico" più che teorico, controllare anche che i docenti facciano davvero i traduttori: altrimenti si rischia di spendere qualche migliaio di euro per imparare tutto sulla teoria della traduzione da San Girolamo ai giorni nostri, ma di non vedere mai un traduttore in carne e ossa né di sporcarsi le mani con i problemi pratici di una “vera” traduzione.

Personalmente, mea culpa, corsi di traduzione non ne ho frequentati, anche perché mentre mi incamminavo sull’erta strada della traduzione editoriale facevo tutt'altro lavoro 8 ore al dì per campare, in attesa di diventare una stella del firmamento traduttorio (per la cronaca, attendo ancora, ammesso che un firmamento traduttorio esista...)

Però facevo spesso questo esercizio: cercavo un libro/racconto che mi era piaciuto e del quale era stata pubblicata la versione italiana (possibilmente opera di un bravo traduttore); mi mettevo a tradurre il testo originale per conto mio; poi (ma solo dopo aver fatto la traduzione, averla riletta e revisionata più volte, averla lasciata “depositare” e quindi riletta ancora per arrivare al mio miglior risultato possibile) confrontavo la mia versione con quella pubblicata, scoprendo inevitabilmente le tante magagne che mi erano sfuggite: calchi, costruzioni in un italiano improbabile, ritmi zoppicanti, ripetizioni e rime interne, eccessi di possessivi, e così via. Studiavo con attenzione le soluzioni inevitabilmente più eleganti e più “giuste” del professionista, i giri di frase apparentemente così semplici che però a me non erano venuti in mente, troppo impegnata com’ero a cercare una falsa fedeltà a tutti i costi.

L’esercizio, se fatto con onestà, le prime volte costituisce un duro colpo per l’amor proprio. Ripetuto con costanza e su vari tipi di testi aiuta a migliorare un po’ alla volta, e quando la nostra versione sembra “quasi” altrettanto soddisfacente e valida, o certe nostre soluzioni ci sembrano addirittura migliori di quella pubblicata, conviene cercare di farsi rileggere da un collega con più esperienza, che sarà in grado di dirci se la nostra impressione era fondata. A questo punto, si può tentare il grande passo.

Inutile proporsi se non si è ragionevolmente sicuri di quello che si sa fare: un buon editor/redattore scopre le nostre ingenuità da novellini alla prima occhiata, e cestina il tutto senza neppure un secondo appello. Di solito non ha tempo da perdere, e non si può certo pretendere che siano editori e redattori a occuparsi della formazione. E mi raccomando, attenzio’ attenzio’! scrivere BENE in italiano, evitando i vari pò, perchè, qual’è, nè, le stragi di congiuntivi e consecutio, e compagnia cantante... per tradurre da un’altra lingua è condizione *indispensabile* conoscere bene la propria, anche quando la si deve poi storpiare nello slang e nei vari gerghi richiesti dal testo.

Sorry, come potete notare quando hanno distribuito il dono della sintesi io ero assente: spero di essere stata almeno comprensibile.
Ci risentiamo prossimamente sugli altri canali per le mie mirabolanti avventure su “vivere di traduzione”.
E se la prospettiva vi terrorizza, rifatevela col Sirotti che mi ha invitata qui ;-)

P.S. E ovviamente, nell'attesa ma anche dopo, leggere, leggere, leggere, di tutto e di più, in traduzione, in lingua e, last but not least, tanti libri italiani, che aiutano a tenerci alla larga dal “traduttorese” e a scoprire le infinite possibilità di una lingua che offre molto più delle solite duemila parole dell’italiano di sopravvivenza. (ma siamo su aNobii, quindi lo darei per scontato, no?)

la Pra | Oct 30, 2007 Report abuse

Io sono laureata in filosofia. Laurea presa a quarant'anni per tutt'altri scopi rispetto a quello che non sapevo sarebbe diventato il mio lavoro principale.
Le competenze linguistiche me le sono costruite vivendo (per più di 10 anni), lavorando e studiando in Brasile. Ai giovani aspiranti traduttori suggerisco sempre di fare la pazzia di mollare tutto e andare qualche anno altrove a fare la vita che fa la gente, a respirare altri odori, gustare altri sapori, provare modi diversi di vivere sentimenti e relazioni...
Per me, che mi sono imbevuta di "brasilianità", è stato determinante.
Poi, nel mondo della traduzione ci sono entrata con la classica b.d.c., dove b. sta per 'colpo', d. sta per 'di' e c. sta per 'fortuna'... (salvo il fatto che secondo me la fortuna non esiste, ma di questo ne parlo un'altra volta).

Sandra B. | Oct 30, 2007 Report abuse

Be' hai visto cara Salamandra-mucca-che-cucca (carino, sì, ma come caspita ti chiami??) credo che tu abbia avuto già due splendide risposte. Ringrazio ammirato le mie amiche Laura e Sandra. Who's next?

Dante A. Ristori | Oct 30, 2007 Report abuse

Vi ringrazio anch'io come Silvia alias Salamandra e vi faccio una domanda: che ne pensate degli stage?

Alehcim81 | Oct 30, 2007 Report abuse

Chiedo umilmente scusa a Silvia: sinceramente impressionato dal suo rutilante nick, mi era completamente sfuggito il nome vero... E dire che è lo stesso di mia figlia! Grazie ad alehcim81 di averlo fatto notare... (ah, già, ma tu come ti chiami?). In ogni caso vedrai che ben presto ti arriveranno autorevoli pareri sugli stage. Ci conto!

Dante A. Ristori | Oct 30, 2007 Report abuse

Basta leggere il mio nick al contrario! :)

Alehcim81 | Oct 30, 2007 Report abuse

Avevo promesso che avrei dato il mio contributo a questa discussione, ferma, come ci ricorda la "prodigiosa macchina" aNobii, ormai da sette giorni. Eccolo, dunque. Ho una laurea in lingue (presa molti, troppi, anni fa) e sono diventato traduttore letterario cercando di fare il... poeta. Infatti agli inizi degli anni Novanta -- ero già over 30 e con una vita già avviata, lavoro, famiglia, ecc. -- mi sono iscritto a un corso di scrittura poetica a Firenze per rendermi conto che, se i mei talenti come poeta in proprio erano scarsini, avrei potuto forse dire la mia come proxy-poet, ovvero quel "poeta per conto terzi" che è spesso un traduttore. Ho cominicato a pubblicare alcune traduzioni commissionate dalla rivista "Semicerchio" che organizzava (e organizza tuttora) il corso di poesia, e da lì, come si usa dire, da cosa è nata cosa. Se il caso (o l'altra c. a cui si riferisce Sandra) ha avuto un ruolo? Eccome: mi sono trovato nel contesto giusto (un convegno di letterature postcoloniali a Venezia nel 2000) a passare la proposta giusta nelle mani giuste. Non vorrei apparire scoraggiante verso i traduttori in erba se dico che la svolta è avvenuta quando avevo già quarant'anni. Ma d'altra parte alla loro età di fare il traduttore non pensavo neppure lontanamente...

Dante A. Ristori | Nov 7, 2007 Report abuse

Ciao,
Io non sono una traduttrice letteraria e nemmeno una traduttrice editoriale "ufficializzata" (sì sono stata invece ghost translator e traduco molto per il settore giornalistico). Il mio ingresso nel mondo della traduzione è stato graduale, a cominciare da una laurea in scienze della comunicazione e da un'esperienza lavorativa sempre in quel campo (che continua tuttora e che non abbandonerò mai, poiché mi appassiona). L'amore e la facilità per l'apprendimento delle lingue, la mia crescita in un contesto bilingue ed il mio trasferimento in Italia (per lavoro) hanno fatto il resto. Assieme al mio lavoro di comunicatore, ho dovuto affiancare quello di traduttore. Quando si lavora per il flusso di comunicazione ottimale tra due Paesi, diventi ponte non solo strategico ma anche culturale e la traduzione qui ha un ruolo chiave. Pian piano ho cominciato ad amarla e a considerarla al di fuori della sua utilità nella comunicazione, nel marketing e nelle RP (non ho mai avuto il sogno adolescente di fare la traduttrice, sì di lavorare in contesti multiculturali) e ora è parte imprescindibile delle mie attività. Sicuramente sono una traduttrice atipica, ma penso di non essere la sola. Per la cronaca, mi ero anche iscritta all'università due anni fa (per la seconda laurea, in traduzione appunto) ed ho concluso bene il primo anno della specialistica. Ora ho mollato momentaneamente, non so se per mancanza di stimoli (accademici, non lavorativi; ripeto, la traduzione mi affascina) o semplicemente di tempo. Fatto sta che ho scelto di fare un master in comunicazione enogastronomica, che nulla ha a che vedere con la traduzione.

Concludendo, sono per la poliedricità, che per me è la madre della ricchezza (interiore, obviously).

Chiedo scusa della prolissità e a buon rendere!

Carolina

gastrolinguistica | Nov 8, 2007 Report abuse

Credo sia rimasta in sospeso la domanda di Alehcim81 sugli stage.

Premetto di non averli sperimentati di persona, perciò parlo per esperienza rigorosamente indiretta.

Ne penso bene finché sono davvero stage, vale a dire un'esperienza di lavoro in una realtà produttiva, si tratti di casa editrice, redazione giornalistica, agenzia di traduzione... e finché si viene affiancati da qualcuno con maggiore esperienza in grado di insegnare, correggere, aiutare a capire e a mettere in pratica quello che si è imparato a livello teorico.
Sono invece decisamente mooolto dubbiosa su quegli stage che, spesso a mo' di contentino, fanno da specchietto per le allodole per "alzare il prezzo" di certi pseudocorsi ("stage garantito!"), in cui troppo spesso ci si ritrova a fare fotocopie e commissioni varie "aggratis" per tre mesi o - peggio ancora - a essere buttati allo sbaraglio in un lavoro vero e proprio (e non pagato) senza che nessuno si prenda la briga di seguire lo stagista.

Perciò vale il discorso dei corsi: informarsi bene e capire come sono organizzati, se e da chi si sarà seguiti e per fare cosa... e decidere di conseguenza.

la Pra | Nov 8, 2007 Report abuse

Grazie la Pra per la risposta,
mi riferivo ovviamente al primo tipo di stage,visto che del secondo ho avuto già qualche esperienza passata anche se di breve durata.
Da qualche giorno ho iniziato un nuovo lavoro e quindi ho abbandonato questa idea per il momento,ma se c'è qualcuno in questo gruppo che iniziato tramite uno stage mi piacerebbe leggere la sua esperienza,anche solo per curiosità.
Intanto io per ora continuerò da autodidatta nel tempo libero,non si sa mai!

Alehcim81 | Nov 8, 2007 Report abuse

Strano come percorsi diversi possano portare a un unico amore:-)
Sono una super timida, ma vorrei trovare la forza di superare il rossore e aggiungere anche il mio piccolo viaggio a quelli sopra descritti.
Ho compiuto un percorso direi classico: maturità linguistica, Scuola Interpreti, soggiorni studio, soggiorni veri ;-) all'estero.
Fare la traduttrice era il mio sogno, solo che a volte (capita anche a voi?) non si ha il coraggio di mettersi in strada per raggiungerli, i sogni. Così, prima, ho fatto molte altre cose che comunque mi consentivano di sfruttare le mie conoscenze linguistiche e, soprattutto, di arricchirle. Ancora non lo sapevo, ma tutte (tutte!) mi sono ancor oggi utilissime per il mio lavoro di traduttrice.
Quando sono stata licenziata a seguito della maternità, mi sono detta che potevo farcela, potevo avere il coraggio di crederci.
I primi incarichi sono arrivati dall'ultima azienda per cui avevo lavorato (quelli che mi avevano licenziato!) e per la quale, infatti, traducevo dei manuali dal tedesco.
Gli altri sono arrivati per un semplice invio di curriculum o (in maggioranza) per la fortuna di aver incontrato colleghi che si sono fidati di me. All'inizio, naturalmente, non arrivavo a fine mese e arrontondavo con altre cose.
Solo qualche tempo fa, non occuparmi di traduzioni letterarie mi... Uff, non lo so, era un cruccio. Ora, tuttavia, mi affascinano anche i settori tecnici di cui mi occupo e in cui cerco di specializzarmi in misura sempre maggiore. Si imparano tante cose, si approfondiscono tante discipline... Insomma, non è male. :-) Poi, chissà, magari un giorno riuscirò anche a "mettermi in cammino" per "l'altro" sogno.
Mia nonna diceva che c'è un tempo per tutto; mi piace pensare che avesse ragione.
In bocca al lupo.

Claudia

Clo | Nov 8, 2007 Report abuse

@Claudia, che scrive:
"[...] ho fatto molte altre cose che comunque mi consentivano di sfruttare le mie conoscenze linguistiche e, soprattutto, di arricchirle. Ancora non lo sapevo, ma tutte (tutte!) mi sono ancor oggi utilissime per il mio lavoro di traduttrice."
...e sì, come dice un'amica, "la traduzione è come il maiale, non si butta via niente".
Fino al 5 dicembre sarò off limits ma nel frattempo continuo a leggere...
:)

La Lolli | Nov 9, 2007 Report abuse

Racconto la mia storia: laureata in lingue letterature (russo e inglese), un anno come assistente in cultura russa per Mediazione linguistica (assegno perso con la rivolta dei rettori, ve li ricordate quei tagli alle università?), mi tiro su le maniche e penso a cosa voler fare davvero: decido per l'editoria. Conoscenze zero, il mio Prof. è contrario alle raccomandazioni quindi parto appunto... da zero. Mi iscrivo a un corso di redattore di 6 mesi, faccio lo stage in un'agenzia letteraria gratuito per altri 3 mesi (leggo valanghe di dattiloscritti in italiano), raccimolo contatti e finito lo stage mi offro come lettrice di libri in lingua straniera (collaborazione ultra-ultrissimo sottopagata, secondo me l'inizio della gavetta), da lì, dopo molte schede di lettura, riesco ad avere una prova di correzione bozze, la supero, correggo bozze, passo alle revisioni e poi alle prove di traduzione e infine riesco a tradurre, e questo continuando a insistere con molte, molte case editrici. Ora sono redattrice esterna e traduco. Il sogno si sta avverando, ma devo continuare a migliorare perché non si finisce mai in questo mestiere... Consiglio: la caccia a un libro da tradurre, il cosiddetto scouting, può essere un buon inizio (a volte lo faccio ancora).

Denise Silvestri | Nov 9, 2007 Report abuse

Traduttrice io? No. Lo ritengo un insulto per chi lo è davvero. Però mi ci sono ritrovata per caso. Ho sempre desiderato diventare una ricercatrice e c'ero anche riuscita! In quel mondo terrificante il mio professore un bel giorno si rende conto che il mio italiano era buono, il mio spagnolo anche e il lavoro redazionale che facevo per lui presso la rivista giuridica del nostro centro "estremamente prezioso". Dato che l'unica cosa che ci accomunava era la passione per l'America Latina, ha ben pensato di affidarmi le traduzioni degli illustri giuristi d'oltreoceano e le revisioni di articoli scritti da giuristi italiani tradotti in spagnolo dai colleghi colombiani, costaricani ecc. Mi sono appassionata e ho fatto un corso di traduzione. E poi sono andata avanti, sono entrata a far parte di un'associazione di traduttori volontari e mi sto "allenando" con il reportage giornalistico. Vorrei diventare una traduttrice e ho un sogno per migliorare le traduzioni giuridiche...

Sonia | Nov 10, 2007 Report abuse

Bella l'idea di aprire un gruppo dedicato ai traduttori (e alla traduzione)!
Infatti io l'ho scoperto per caso (in quanto neofita di Anobii) e ho deciso di auto-invitarmi... in qualità di traduttrice "mancata", ma pur sempre divoratrice di libri, e con una passione per la traduzione... un mestiere che, se ben svolto, può essere a tutti gli effetti definito un'ARTE.
Ho frequentato (ormai 10 anni or sono) la scuola per interpreti e traduttori del Comune di Milano, che oggi credo abbia cambiato nome (oltre che sede), ma che ai tempi forniva una preparazione davvero ottima per chi desiderava avventurarsi nel difficile mondo della traduzione... ho avuto la fortuna di avere insegnanti tra cui molti degli apprezzati professionisti che ho trovato citato spesso nei vostri interventi: Yasmina Melaouah (traduttrice storica e affermatissima di Pennac, primo fra tutti), Anna Rusconi (Patricia Cornwell, Alain De Botton, Kathy Reichs...), Hilia Brinis (Henry James, Patricia Highsmith), Leonella Prato Caruso (Marguerite Duras, Philppe Delerm..), e altri ancora.
Io, per ragioni personali (dopo qualche esperienza desolante e demoralizzante con qualche agenzia di traduzioni e casa editrice), alla fine ho scelto un'altra strada.. e adesso faccio tutt'altro, nella vita.
Ho accantonato il "sogno" di farne una professione, ma la traduzione mi è rimasta nel cuore.
Mi affascina tutto quello che gravita intorno alla professione del traduttore perché so quanta fatica ci sia dietro ad una buona traduzione... e so quale senso di frustrazione si provi nel vedere il proprio lavoro sottovalutato, sminuito, o (nella migliore delle ipotesi) non apprezzato o valorizzato come dovrebbe essere.
Conosco inoltre la spasmodica ricerca dell'aggettivo giusto, della frase "che renda" o che "scorra" (i miei incubi più ricorrenti, durante le prove di traduzione!)
E ancora adesso la prima cosa che faccio quando un libro mi piace (spesso leggo romanzi stranieri tradotti), è proprio andare alla ricerca del nome del traduttore..
Non credo si tratti solo di "deformazione professionale", però: è piuttosto un "vizio" che ho fin da adolescente, quando, dopo aver divorato l'ennesimo libro di Stephen King (so che molti di voi inorridiranno al pensiero che i suoi libri possano essere definiti "letteratura"!! :-)), rapita dalla storia, ma anche dal MODO straordinariamente fluido e avvincente in cui era raccontata, correvo alla ricerca del nome del traduttore, e immancabilmente trovavo quello di TULLIO DOBNER.. per me era una sorta di icona leggendaria, e in parte lo è rimasto ancora, nonostante siano passati tanti anni!
Ma torniamo alla ragione del mio intervento: volevo solo dire che non credo esistano "PERCORSI GIUSTI" PER DIVENTARE UN BUON TRADUTTORE, però, sulla base della mia esperienza personale, posso dire che esistono scuole capaci di offrire la preparazione necessaria per affrontare questo mestiere con la serietà e la competenza che esso merita.
La scuola che ho frequentato offriva (parlo al passato solo perché, come ripeto, nel frattempo sono passati 10 anni) una preparazione davvero molto seria, anche e soprattutto in virtù della competenza e professionalità dei docenti (senza considerare che il numero di posti disponibili ogni anno era limitatissimo, le selezioni per l'ingresso molto dure, di conseguenza, e la frequenza obbligatoria..! insomma, l'impegno richiesto era notevole, ma sulla preparazione degli allievi una volta usciti di lì, niente da dire..).
Personalmente, mi ritengo fortunata ad aver avuto la possibilità di incontrare professionisti come quelli che ho citato e (cosa più importante) di imparare qualcosa da loro.
Detto ciò, non va dimenticato che per una buona traduzione ci vuole sempre quel "quid" che nessuno al mondo, e in nessuna scuola, potrà mai insegnarci.
Ma qui il discorso diventerebbe troppo lungo, e io mi sono dilungata già abbastanza.. SORRY! :-)

Anthurium | Nov 14, 2007 Report abuse

Be' direi che l'ottimo contributo di Anthurium ci racconta quanto sia importante, nella traduzione come in altri settori, avere buoni maestri dai quali, magari, distaccarsi una volta affilati i "ferri del mestiere". Dagli interventi passati emerge comunque che non esistono "percorsi giusti", ma piuttosto un graduale affinamento dei propri "talenti" ottenuto in molti modi diversi. Grazie davvero ad Anthurium per la ricca testimonianza.

Dante A. Ristori | Nov 14, 2007 Report abuse

... per me è stato un piacere condividere la mia esperienza con altre persone, appassionate dell'argomento!
(A proposito, ho dimenticato di presentarmi: mi chiamo Marina)
Circa la domanda di Alehcim81 sugli stage, credo dipenda (come sempre) dalla serietà delle persone nelle quali si ha la (s)fortuna di imbattersi... soprattutto per quanto riguarda le agenzie di traduzione, ce ne sono moltissime in giro che CAMPANO proprio sulla pelle degli stagisti, che si susseguono a rotazione: a me è capitato di provarlo in prima persona, purtroppo.
Alcune di queste (e non sono poche, ahimé), offrono il "miraggio" di uno stage agli studenti freschi di diploma presso le scuole di traduzione (i quali, ovviamente, pur di cominciare a farsi le ossa nel settore all'inizio sono disposti a tutto, o quasi... compreso lavorare come schiavi per prendere un rimborso spese che non basta nemmeno a pagarsi un panino a pranzo!), e di fatto VIVONO di questo: sanno che, una volta finito lo stage, la persona se ne andrà a gambe levate, ma al suo posto ne arriverà un'altra, fresca di diploma, piena di entusiasmo e belle speranze, pronta a farsi schiavizzare pur di iniziare a muovere i primi passi in questo difficile ambiente...
è un circolo vizioso, e loro fanno affidamento proprio su questo, purtroppo.
Io, finito lo stage di 3 mesi, sono letteralmente SCAPPATA...!
E la cosa più triste è che non mi è servito praticamente a nulla dal punto di vista professionale: molto spesso gli stagisti sono totalmente abbandonati a loro stessi, in queste agenzie, dove l'unica cosa che conta è consegnare la traduzione entro i tempi prestabiliti (non importa COME... io ho visto con i miei occhi SCEMPI di ogni tipo), e fatturare, quindi non avendo una persona competente ed esperta ad affiancarti (che dovrebbe essere l'obiettivo dello stage!), alla fine non impari un bel niente... se non a diventare diffidente!
Sarò stata sfortunata, ma purtroppo nel corso degli anni ho sentito tante testimonianze simili alla mia..

Anthurium | Nov 14, 2007 Report abuse

E' davvero un peccato sentire queste parole. Un'organizzazione del lavoro e della formazione che insegna solo "a diventare diffidente" mi pare di un'amarezza unica. Mi piacerebbe sapere se qualcuno può raccontare un'esperienza positiva dal mondo degli stage in agenzie o in case editrici. A questo proposito inauguro una discussione dal titolo "corsi e stage".

Dante A. Ristori | Nov 20, 2007 Report abuse

Ciao a tutti, mi sono autoinvitata, spero di aver fatto bene!
Non sono una traduttrice ma traduco. Ovvero, non mi considero traduttrice perché non ho lavori costanti da parecchio. In compenso, un sacco di lavoretti saltuari, uno diverso dall'altro.

Sono laureata in Lingue (inglese e francese) e ho un dottorato in Critica Letteraria. Al momento, oltre a qualche traduzione, insegno letteratura e faccio ricerca.
Qui e altrove (discussione "Si riesce a vivere di sola traduzione?") si parla molto di traduzione letteraria vs traduzione "altra".
Io traduco dal francese e dall'inglese (ogni tanto mi capita anche dall'italiano all'inglese, ma cerco di evitare) e per un buon periodo di tempo ho tradotto opere a fascicoli, il sogno economico del traduttore! Pagate discretamente garantivano un lavoro costante e non eccessivo (si ripetono spesso le stesse cose con altre parole, tradotti 5 fascicoli il resto è in discesa). Purtroppo, però, conclusa la collezione non sono riuscita a ottenere altro.
Ho spedito e portato cv di persona ovunque: agenzie, case editrici, riviste... di tutto. Mi sono proposta per lavori gratis.
Ho addirittura tradotto due racconti che sapevo essere nei piani editoriali della casa editrice, li ho fatti rivedere da un amico redattore... insomma, erano un buon lavoro, li ho spediti a quella casa editrice e ho proposto loro di tradurre il resto del volume gratuitamente... ma non mi hanno mai nemmeno risposto...

Forse non sono un talento, ma mi sembra che sia spesso impossibile anche dimostrare quel che si sa fare.
Un editore, ad esempio, mi ha chiamato a giugno (avevo spedito il cv 1 anno e mezzo prima...) e mi ha proposto un lavoro di traduzione pagato male ma che avrebbe dovuto essere continuativo... È durata un mesetto, con molti complimenti per il lavoro preciso e ben fatto... e poi? Il nulla. Finito quel lavoro, silenzio totale.
Mi sembra di dover ricominciare da capo ogni volta, ma ci vuol tempo anche per quello e con l'università non me lo posso permettere.

Quindi vi chiedo: ma come avete fatto a riuscire a tradurre il primo testo letterario? Io non so più che fare ma non mi voglio perdere d'animo, non è da me!

Elisa | Nov 28, 2007 Report abuse

Elisa, in primis credo che proporsi per lavorare gratis non sia l'atteggiamento giusto, anche se è comprensibile che per fare curriculum uno accetterebbe qualsiasi cosa. Però non è corretto e contribuisce a peggiorare una situazione già abbastanza critica (se si sparge la voce che c'è gente disposta a tradurre gratis, chi potrà più lavorare a pagamento?).
Detto questo, non credo esista una strada unica e non credo nemmeno - perdonami se dico una cosa dura e impopolare - che tutte le persone che desiderano tradurre per vivere riescano a farlo.
Tempo fa, rispondendo a un giovane aspirante collega su Biblit, gli dicevo che "uno su mille ce la fa". Purtroppo la situazione attuale è questa: non c'è lavoro per tutti, le università continuano a sfornare laureati e... masterizzati... senza informarli sulla reale situazione del mercato, un mercato che sta sempre più abbassando la qualità in nome del lucro sfrenato. Come possiamo pensare che centinaia di nuovi traduttori trovino lavoro tutti, e nel giro di poco tempo?
Se senti di poter essere quell'uno su mille, se credi veramente che sia la tua strada, però, allora non demordere. Insisti. Manda curricula, traduci gratis per organizzazioni umanitarie (ma non letteratura per editori senza scrupoli, ti prego), va' a lavorare all'estero due o tre anni. Se vuoi, scegli una strada di nicchia (inglese indiano o australiano, francese canadese o centrafricano) e approfondisci la conoscenza della lingua viva e della cultura: in altre parole, specialìzzati.
Infine: sì, è proprio così. Si deve ricominciare da capo ogni volta anche quando si ha già un curriculum di tutto rispetto. Siamo lavoratori free lance e non possiamo dare niente per scontato. Dobbiamo essere sempre 'sul pezzo', sempre aggiornati, sempre col curriculum in mano e le antenne alzate. Sono pochi, pochissimi quelli che riescono a costruirsi una reputazione tale da avere il lavoro che corre loro dietro. Di solito, siamo noi che corriamo dietro al lavoro...
Scusate il cinismo e il pessimismo, oggi butta così. (Non rileggo, invio e vado a cena - chiedo venia per eventuali refusi o errori di sintassi)

Sandra B. | Nov 28, 2007 Report abuse

@Sandra: "se si sparge la voce che c'è gente disposta a tradurre gratis, chi potrà più lavorare a pagamento"

Be', sparge la voce mi sembra eccessivo, dato che la casa editrice era minuscola e come ho detto non hanno nemmeno risposto...

Come dici tu, all'inizio si tenta di tutto, si fanno stage gratuiti, perché quindi non proporsi per un tentativo? Io ho provato anche quella via.
Certo ora non lo farei più, anche perché se devo lavorare gratis ho di meglio da fare (scrivere, fare ricerca).

In realtà non so quanta voglia io abbia di fare tutta questa fatica anche in questo campo e di ricominciare ogni volta. Ok, si è free lance, ma quando ci si crea una professionalità dovrebbe cambiare qualcosina (e qui mi sembra che qualcuno sia arrivato al punto di non aver tempo per far altro perché ha troppo da tradurre...). Fare la gavetta tutta la vita dove porta?
Sono molto più rassegnata all'idea, ormai, che se entrerà mai qualcosa di buono, oltre ai soliti lavoretti, sarà un bel colpo, ma non voglio investire troppa me stessa, e da quello che dici capisco di fare bene. Sto investendo me stessa nella ricerca e non ne rimane molto di me, visto che già mi divido in 4 lavori.

Comunque, la mia curiosità era: come siete arrivati a tradurre un testo letterario? Do per scontata la risposta "con impegno, fatica e costanza", intendo: come vi è capitato? Spifferata da amici? Colloquio, prova di traduzione e affidamento del compito? Passa-parola di case editrici che vi hanno contattato? Puro caso?
La gente che conosco che ha tradotto libri lo ha fatto grazie a conoscenze, e vorrei sapere se esiste qualcuno (e io credo di sì) che ce l'ha fatta per altre vie.

Grazie e ciao

Elisa | Nov 28, 2007 Report abuse

Elisa, prova a leggere la mia esperienza poche righe sopra. Io non conoscevo nessuno nell'ambiente e mi sono costruita i contatti poco per volta, facendo molto gavetta ma non lavorando mai gratis per nessuno (a parte lo stage del corso di editoria, che aveva un piccolo rimborso spese, quindi non lo conto ugualmente). La strada nell'editoria è difficilissima e come dice Sandra (mi trova d'accordissimo) si deve sempre stare "con il cv in mano e le antenne alzate". è la parte che detesto di più di questo lavoro ma è inevitabile e uno deve saperlo prima di buttarsi in questa avventura. Io consiglio sempre di fare un buon corso di traduzione (non troppo caro) con un professionista del mestiere, per misurarsi con le proprie capacità, tempi e colleghi: ricordo che a uno di quelli che ho partecipato io, molti, trovandosi davanti all'atto pratico, già solo ai tempi di consegna fra una lezione e l'altra, impazzivano; poi c'era il giudizio dell'insegnante e il confronto con gli altri (quando ti rendi conto che già solo a un corso c'è gente più brava di te, cominci a valutare le cose da un'altra prospettiva). Molti hanno cambiato idea e capito che non faceva per loro. In bocca al lupo

Denise Silvestri | Nov 28, 2007 Report abuse

Grazie Denise, ho pensato più volte di fare un corso... pensavo a quello dell'agenzia Herzog, voi lo conoscete?
Purtroppo però le lezioni si tengono sempre nelle sere in cui lavoro e non mi posso permettere di non lavorare per 3 mesi.
Sì, trovo che l'esperienza corso sia bella proprio perché ti mette alla prova, ma spesso si fa fatica a capire se il corso è serio o meno.
Ad esempio, questo della Herzog è tenuto da traduttori letterari, quindi gente che conosce il mestiere, ma chi lo sa come sono gestite le lezioni? Non ho mai sentito nessuno che vi abbia partecipato...

Elisa | Nov 28, 2007 Report abuse

Cara Elisa, anche la mia testimonianza del 7 novembre, riportata sopra, dovrebbe dimostrare che sì, si può cominciare a tradurre senza conoscere nessuno nell'ambiente dell'editoria... per la questione del corso della Herzog, provo a reiterare la tua richiesta nel filone "corsi e stage". Chissà se qualcuno se la sente di esprimere un giudizio in questa sede.

Dante A. Ristori | Nov 28, 2007 Report abuse

Laura Prandino mi ha autorizzato a ripostare qui un suo intervento di alcuni giorni fa nella mailing list Intramel che penso sia veramente in tema e che possa essere molto utile anche agli aspiranti traduttori di aNobii: era in risposta a un'iscritta che chiedeva lumi su cosa fare per "proporre una traduzione agli editori": ecco, stralciata, la risposta di Laura: "[...] conviene farsi indicare chi è la persona di riferimento che il potenziale editore italiano dovrà contattare per farsi mandare copia del libro e condurre le eventuali trattative. Non c'è bisogno d'altro, da parte loro: difficilmente un traduttore può ottenere un'esclusiva da parte dell'autore o del suo agente. Quello che puoi fare a questo punto è segnalare il libro agli editori italiani con una scheda di lettura che metta in luce - oltre a una breve sinossi e a qualche notizia su libro e autore - le ragioni per cui ritieni possa avere interesse per il mercato italiano (è un autore che ha avuto successo in patria e/o in altri paesi, ha vinto premi, è stato tradotto in altre lingue, l'argomento è d'attualità, ecc.). Insomma, se tu fossi un editore, cosa ti farebbe scattare l'interesse verso un libro che ti viene proposto?
Manda pure qualche pagina della traduzione, magari scegliendo un brano che ti sembra particolarmente significativo per la storia o per lo stile dell'autore.
A quel punto, se interessato, sarà l'editore a mettersi in contatto con l'autore e a condurre le trattative per l'acquisizione dei diritti. Nel
caso che trovino un accordo, però, non dimenticarti un'altra possibilità: può darsi che il libro gli interessi, ma può anche capitare
che non gli piaccia la tua traduzione. Ipotesi triste ed estrema, ma va messa in conto anche questa. Ci sono infatti editori che preferiscono
non prendere in considerazione le proposte dei traduttori esordienti proprio per non doversi sentire obbligati ad affidare la traduzione a
chi, secondo il loro giudizio, non è ancora pronto.
Non voglio assolutamente spegnere il tuo entusiasmo, credimi: io ho cominciato a tradurre proprio in questo modo, quindi figurati se non faccio il tifo per te, però bisogna essere anche pronti ad affrontare le
possibili delusioni o il fatto che, semplicemente, non ti rispondano
neppure. E' una fase in cui, davvero, molto sta nel colpo di c... ehm, fortuna, va'.
Cerca poi di individuare gli editori che hanno il catalogo più in sintonia con il testo che intendi proporre: inutile proporre un romanzo d'amore a chi pubblica fantascienza, o un giallo a chi pubblica in prevalenza romanzi storici. E cerca anche di individuare chi si occupa della narrativa straniera di quella lingua, per non mandare la tua proposta a un indirizzo troppo generico. In molte case editrici l'incarico viene svolto dall'ufficio diritti: spulcia i loro siti, e se non trovi le informazioni che ti servono, telefona e chiedi chi se ne occupa, così arriverai almeno sulla scrivania giusta.
In bocca al lupo, di cuore!"
Laura Prandino

Dante A. Ristori | Nov 28, 2007 Report abuse

Posso parlare io del corso di traduzione della Herzog perché è stato uno di quelli che ho frequentato a Milano un paio di anni fa. Mi posso riferire però solo al laboratorio di inglese tenuto da Michele Piumini, ed è proprio a quello che facevo riferimento nel messaggio precedente. I molti esercizi pratici hanno dato l'opportunità ai più di capire quante reali (ci tengo a sottolinearlo) possibilità avevano di fare questo mestiere, sia per il confronto con gli altri sia con se stessi. Inoltre, ogni due anni, credo, fra i partecipanti scelgono il/la più dotato/a e gli/le offrono la possibilità di una pubblicazione. Il fatto che fra un centinaio di persone ne possano scegliere una sola ogni due anni fa anche capire quanto poco spazio ci sia per i nuovi traduttori in questo mondo. Saluti a tutti e in bocca al lupo

Denise Silvestri | Nov 29, 2007 Report abuse

Suggerimenti a proposito di prestazioni gratuite: provate a fare una ricerca delle offerte di lavoro sui vari Proz, TranslatorsCafé ecc. Ci sono miriadi di richieste di traduzioni pro bono. Non si tratterà di letteratura, ma se si vuole rimpolpare il curriculum e farsi un po' le ossa, tutto è lecito (tranne regalarsi o svendersi, come suggerisce Sandra). Accertatevi, prima di accettare qualsiasi incarico, che si tratti realmente di iniziative senza fini di lucro. Facile cadere nella trappola, soprattutto agli inizi, quando si pensa di valere metà di niente e quindi di meritare ancora meno.

lllsss | Nov 29, 2007 Report abuse

mmm...sono da un po' in questo gruppo e solo oggi intervengo in una discussione. A dire la verità ero entrata nello spazio del gruppo per cancellarmi, proprio perchè non ho mai partecipato, poi mi è caduto l'occhio su questo topic e l'ho letto d'un fiato...e i miei sogni di quando ero piccola sono tornati nella mia testa!
Sono laureata in Lingue e letterature straniere (inglese e spagnolo, ormai 4 anni fa) e ho un diploma di master in turismo completamente inutile, ma ho sempre sognato di fare la traduttrice. Ho vissuto un anno in Spagna quindi posso dire di parlare uno spagnolo molto buono. Non ho mai fatto esami veri di traduzione, quindi se devo tradurre qualcosa mi sento molto maldestra e finisco per fare errori davvero grossolani.
Appena laureata ho provato a mandare il mio curriculum a tutte le agenzie di traduzione che ho trovato, senza ricevere alcuna risposta...nel frattempo ho fatto la centralinista, la segretaria e ora insegno da poco inglese in dei corsi per privati. Però ora i vostri interventi mi hanno dato dei buoni spunti per ripartire!

edhelerdie | Dec 6, 2007 Report abuse

Vorrei postare una precisazione di Michele Piumini riguardo al corso della Herzog di cui parlava qualche intervento fa Denise Sivestri: "... ho trovato il forum di anobii.com, nel quale di recente hai citato il messaggio di Denise, una mia ex allieva, che parla di me in termini positivi ma dà un'informazione sbagliata. Non è vero, infatti, che al corso Herzog di Milano scegliamo "una sola persona ogni due anni" a cui affidare una traduzione, come dimostra il fatto che, in due anni, i miei allievi hanno tradotto sette libri (e altri sono in programma):
http://www.michelepiumini.it/Michele%20Piumini/Insegnam…
Ai quali vanno aggiunti i testi tradotti dagli allievi delle altre docenti del corso. Ci terrei a farlo presente..."
Eccoti, accontentato, Michele, e grazie per la tua puntualizzazione, un'ottima e utile notizia per i nostri frequentatori.

Dante A. Ristori | Dec 10, 2007 Report abuse

Be', meglio ancora, allora! Una vera possibilità per gli esordienti... quando dimostrano davvero (quest'ultima parola la sottolineo) di avere quella dote in più... Speriamo che Michele non mi corregga ancora se no smetto di parlare bene di lui e mi vendico! :-)

Denise Silvestri | Dec 10, 2007 Report abuse

Ciao, anche io sono una "autoinvitata" perchè non sono una traduttrice,ma una innamorata delle lingua francese che ho studiato,ma soprattutto vissuto e praticato, olrte ad averla insegnata alle lementari per tanti anni. Oggi che non sono più docente di l2 ,perchè il francese per il nostro paese non è considerato degno di essere appreso da bambini, mi sto cimentando con traduzioni qui e là PER i blogger con cui ho fatto amicizia; traduco talvolta articoloi per chi non conosce la lingua, e tentodi fare traduzioni di poesie, per il puro piacere di farlo. E sinceramente non credo che ciò che faccio sia una "concorrenza" al traduttore professionista , perchè penso che queste esperienze non avrebbero luogo in altro modo; voglio dire :sono stata io a propormi per dare un "in più" ad altri,ma non credo che altrimenti avrebbero mai sentito una "necessità "in tal senso....Ciao Delias

Delias | Dec 20, 2007 Report abuse

io sono interessato alla lettura dei testi in lingua originale... di solito tengo la traduzione in otaliano per confrontare e capire se ho afferato il senso e soprattutto le sfumature del testo.. secondo voi che siete esperti del settore è un metodo giusto per avvicinarsi alla leteratura straniera o un inutile spreco di tempo .. (beh finora ho letto alcuni libri in inglese la lingua che "meglio" conosco e ora vorrei avvicinarmi allo spagnoloe al francese..)

knecht | Jan 14, 2008 Report abuse

Scusate se non leggo tutto e scrivo subito, rischiando di ripetere quanto già detto... ma vado di corsa.

Percorsi giusti? I percorsi sono innumerevoli e giusti sono tutti quelli che si rivelano tali.

Nel mio caso, di traduzione non vivo, altrimenti ora peserei 44 kg.
Però gli inizi sono stati dapprima mentali (seguire un corso di traduzione - ai tempi miei li organizzava l'ambasciata - un milione di anni fa), poi fisici.

Ho cominciato a proporre mie traduzioni. Di autori passati e viventi, comunque mai tradotti.

Una gran fatica, soprattutto perché i piccoli editori non vogliono pagare i diritti di traduzione e purtroppo per me sono sempre riuscita a ottenerli gratis.

Mi piace tradurre perché amo le parole: con loro, per loro e di loro, vivo.

Fanny la bibliothécaire | Feb 29, 2008 Report abuse

Visto che (almeno per quest'anno) ho esaurito il mio impegno di docenza con loro, tirocinii esclusi, volevo segnalare la mia esperienza molto positiva nel primo Master di traduzione post-coloniale dell'Università di Pisa, coordinato dalla prof. Rizzardi:
http://mastertraduzione.humnet.unipi.it/
Da tenere presente, magari, in futuro... Si fa apprezzare, tra le altre cose, l'alto numero di soggetti convenzionati per il tirocinio (case editrici, associazioni, ambasciate, ecc.)

Dante A. Ristori | Mar 14, 2008 Report abuse

Che tu sappia sai se esiste qualcosa di equivalente per la lingua francese?

blissonmarch | Mar 14, 2008 Report abuse

Ciao a tutti, mi sono imbucato! Mi chiamo Vincenzo ed è da un paio d'anni che nutro il desiderio di entrare nel tentacolare mondo della traduzione professionale. Devo dire la verità, la cosa più frustrante è, per quello che ho capito finora, l'intrinseca precarietà di questo mestiere. Io ho iniziato per caso, prima della laurea, insieme a due amici contattammo a una casa editrice specializzata in giochi per tutt'altro motivo e loro stessi ci proposero una prova di traduzione. La prova andò a buon fine e così iniziammo la collaborazione. Il brutto è che oggi, con qualcosa come 1700 cartelle pubblicate a mio nome, tutte le mie autocandidature caschino nel nulla astrale. E' davvero frustrante devo ammetterlo. Anche con le agenzie non è facile. L'estate scorsa ne trovai una interessa, ma dopo due mesi di lavoro assiduo si sono fatti sentire solo sporadicamente.
Insomma, mi sa che il percorso giusto per diventare traduttori non esiste, bisogna solo aspettare la b.d.c.

Chivenzo | Apr 2, 2008 Report abuse

Virusss, quello che segnali è semplicemente il problema del proprio marketing personale, ed è fisiologico in tutte le professioni e attività, anche se alcuni ne sono consapevoli e altri no.

I clienti, i committenti, le agenzie o le case editrici non vengono da sole e non si mantengono fedeli da sole.

Occorre farsi vivi ogni tanto, fare una telefonata, mandare una lettera, un volantino o una cartolina, mandare un'e-mail, crearsi un blog o un sito web, eccetera. Sistematicamente, non ogni tanto.

Sono tutte cose normali per tutti i professionisti in tutti i principali paesi europei. Solo in Italia sembrano costumi marziani.

Yogasadhaka | Apr 2, 2008 Report abuse
*** This comment contains spoilers! ***

Ciao a tutti!
Innanzitutto mi presento.
Sono una Olga, una ragazza russa che ha vissuto parecchi anni in Italia e che ama questo meraviglioso paese.
Vorrei chiedervi un paio di consigli.
Ho sempre desiderato diventare interprete o traduttrice, avendo la passione per le lingue sin da piccola.
Ho deciso di aggiungere alle lingue che conosco gia' anche il cinese.
Una lingua di cui sono appassionata.
Presto parto per la Cina per ottenere una laurea, spero questo mi permetta di aprirmi delle porte nel mondo lavorativo.
Il mio sogno sarebbe quello di fare l'interprete per una di quelle organizzazioni internazionali...
Per i prossimi anni saro' impegnata a studiare il cinese e forse occasionalmente fare l'interprete o la traduttrice.
Dove e' meglio fare un master, in generale quel'e' la scuola migliore per l'interpretariato e la traduzione?

Oly2385 | Oct 17, 2008 Report abuse

Buonasera a tutti!
Spero di non sembrare esagerata se scrivo che mi brillano gli occhi dal momento in cui ho scoperto questo blog! Sono una traduttrice e/o interprete mancata, ma che da qualche tempo si sta sforzando di credere che la vera vocazione può essere rispolverata. Crederete che io sia una pazza o una povera illusa se credo che a 32 anni sia ancora possibile partire da 0 e iniziare un nuovo percorso come quello del traduttore...che vi devo dire...lasciatemi sognare! Non voglio annoiarvi con il resoconto della mia vita. Vi dirò soltanto che quando a 19 mi trovai a dover decidere quale carriera universitaria intraprendere fui costretta a scartare tutti i curricula inerenti alla traduzione e all'interpretariato perchè sapevo che per tali corsi c'era la frequenza obbligatoria. Io invece dovevo partire per il Canada insieme alla famiglia per 3 anni, quindi scelsi un corso di laurea senza vincoli come scienze politiche (che era anche l'unico che prevedeva 2 esami di lingua annuali!). Poi i casi della vita mi hanno portato a intraprendere strade che mi hanno sempre più allontanato dalla mia vera passione: le lingue straniere. Oggi sono tra i fortunati che hanno un contratto a tempo indeterminato ma faccio un lavoro che non mi piace e che non ho intenzione di fare per tutta la vita. Ecco che riflettendo sulla mia vita, sulle mie scelte e sulle mie attitudini riemerge il sogno di lavorare con le lingue straniere. L'anno scorso avevo deciso di iscrivermi alla scuola per interpreti e traduttori Gregorio VII di Roma, ma la cosa si è rivelata incompatibile con il mio orario lavorativo. Così con grande rammarico ho dovuto abbandonare l'idea . Avevo perso ogni speranza ma leggere le vostre esperienze ha riacceso una piccola luce.. Non ho alcuna qualifica per il momento ma non parto nemmeno del tutto da 0 conoscendo l'inglese, lo spagnolo e il francese grazie al fatto di aver vissuto 3 anni in Canada, 2 in Argentina e quasi un anno in Belgio. Per pura passione invece ho studiato un anno di russo, ma il livello è davvero elementare. Mi ritrovo nei racconti di quanti di voi scrivono di passare il tempo a tradurre libri, poesie o canzoni. Io lo faccio da quando avevo 6 anni.
Detto questo, ho intenzione di leggere parola per parola con attenzione i vostri post per trarne il maggior numero di consigli possibili. Ma ora vi chiedo: sono pazza? ce la posso fare? quale corso potrei frequentare a Roma?
Grazie per l'aiuto che vorrete darmi a realizzare il mio sogno.

cristina

Cristina Sp | Jul 28, 2009 Report abuse

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