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"il poliziotto di sarajevo" GM 2717
“Di notte la città sembra una bocca guasta di costruzioni rose dall’interno come denti divorati da una carie. Il buio diventa l’apocalisse. Non c’è traccia di vita. Le sirene degli allarmi sono voci dimenticate da un’allerta che non pare servire più a nessun ... (continue)
"il poliziotto di sarajevo" GM 2717
“Di notte la città sembra una bocca guasta di costruzioni rose dall’interno come denti divorati da una carie. Il buio diventa l’apocalisse. Non c’è traccia di vita. Le sirene degli allarmi sono voci dimenticate da un’allerta che non pare servire più a nessuno. Ogni notte Sarajevo muore. La notte è il coperchio che si chiude. I superstiti sono formiche che hanno seguito il destino della città per ostinata affezione e sono rimaste murate nella bara.
Di notte resta solo il vento, che cala dalle montagne e si aggira come uno spirito inquieto in questa bocca sdentata.”
Secondo voi, uno che ha paura che un cecchino faccia saltar via la faccia o ricordando quei momenti, pensa in quel modo? Con quell'albero di natale di metafore?.
Al massimo dice "giù o ti sparano".
Infatti il brano non appartiene a questo libro, questo nel suo piccolo è serio.
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