Amerikansk pastoral
by Philip Roth
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C'erano otto, dieci, dodici famiglie di immigrati sparse in tutto Down Neck alle quali Lou Levov distribuiva le pelli e i suoi disegni, napoletani che avevano fatto i guantai nel loro paese, e i migliori dei quali finirono per andare a lavorare nella prima sede della Newark Maid appena lui ebbe i soldi per l'affitto del piccolo solaio in West Market Street, all'ultimo piano della fabbrica di sedie. Il vecchio nonno italiano, o il padre, tagliavano le pelli sul tavolo da cucina, con il brassetto, le forbici e il coltello a piqué portato dall'Italia. La nonna o la madre cucivano, e le figlie davano il tocco finale stirando il guanto, alla vecchia maniera, con le forme scaldate in una scatola messa sopra la panciuta cucina economica. Le donne lavoravano su antiche Singer, macchine ottocentesche che Lou Levov, che aveva imparato a rimontarle, aveva comprato per una miseria e riparato con le proprie mani; almeno una volta la settimana gli toccava di andare, la sera, fino a Down Neck e di passare un'ora a rimettere in sesto una macchina.
[...]
Era in una piccola cucina a meno di un chilometro da dove si trovava in quel momento che lo Svedese aveva visto, da ragazzo, un paio di guanti tagliati dal più vecchio dei vecchi artigiani napoletani. Gli pareva di riuscire a ricordare di essersi seduto sulle ginocchia di suo padre mentre Lou Levov assaggiava un bicchiere di vino fatto in casa e davanti a loro un tagliatore, di cui dicevano che aveva cent'anni e che aveva fatto i guanti per la regina d'Italia, sbordava una pelle con una mezza dozzina di colpetti del filo smussato del suo coltello a piqué. - Guardalo, Seymour. Vedi com'è piccola la pelle? La cosa più difficile del mondo è tagliare una pelle di capretto. Perché è così piccina. Ma guarda come fa, Tu sei davanti a un genio e davanti a un artista. Il tagliatore italiano, figliolo, è sempre più artistico nella sua concezione. E questo è il migliore di tutti -. A volte c'erano delle polpette che friggevano nella padella , e lui si ricordava di uno dei tagliatori italiani, che diceva sempre, con aria soddisfatta: - Che bellezza... - che, quando gli faceva una carezza sulla testa bionda, lo chiamava «piccirillo», gli aveva insegnato a tuffare il pane italiano croccante in una pentola di salsa di pomodoro. Per piccolo che fosse il cortile, là dietro, c'erano delle piante di pomodoro, e una vite e un pero, e in ogni famiglia c'era sempre un nonno. Era lui che aveva fatto il vino e al quale Lou Levov diceva, in dialetto napoletano e con quello che riteneva il gesto appropriato, l'unica frase italiana completa del suo repertorio: - 'Na mano lava n'ata, - «Una mano lava l'altra», quando posava sulla tela cerata i biglietti da un dollaro per il lavoro della settimana.
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C'erano otto, dieci, dodici famiglie di immigrati sparse in tutto Down Neck alle quali Lou Levov distribuiva le pelli e i suoi disegni, napoletani che avevano fatto i guantai nel loro paese, e i migliori dei quali finirono per andare a lavorare nella prima sede della Newark Maid appena lui ebbe i so... More