Anna Karenina / druk 8
by Lev Nikolaevič Tolstoj
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Een vrouw verlaat haar gezin en gaat in vrije liefde met haar minnaar leven, maar blijkt niet opgewassen tegen de spanningen.

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GiuliaGiulia wrote a review
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Anna Karenina
Tutti, familiari, compagni di scuola, professori, mi avevano presentato questo romanzo come un vero e proprio capolavoro. Essendo un grande classico, da considerarsi senza dubbio fra quei libri che non si può non aver preso in mano almeno una volta nella vita, ho deciso di cimentarmi anche io nella sua lettura...che dire, il romanzo in sè merita, lo consiglierei agli amanti delle introspezioni psicologiche e delle analisi della natura umana, ma, tuttavia, non posso non mettere in luce alcuni aspetti che decisamente non mi sono piaciuti. Innanzitutto, ma questo è sicuramente dovuto anche al periodo in cui fu scritto, il romanzo si presenta decisamente frammentato: troppi personaggi, legati fra loro da vincoli di parentela o di amicizia, ognuno con la sua storia, che però, proprio a causa dell'impossibilità di seguire accuratamente 20 storie diverse, viene talvolta trascurata...stupenda la vicenda di Anna, il personaggio principale, incredibile l'abilità di Tolstoj nel comunicare ai lettori la stessa angoscia da lei provata, estremamente interessante l'analisi psicologica dei personaggi che viene offerta..ma...che finale deludente! Un suicidio che lascia di sasso, certo, ma non in senso positivo. Le ragioni non convincono affatto, il tutto è trattato in maniera "sbrigativa", la reazione di Vronskij quasi bypassata, insomma, un po' deludente! Altro elemento che ha determinato il mio giudizio di 3 stelle è il seguente: le digressioni. Interminabili, tediose, a mio avviso niente affatto interessanti. D'accordo, danno uno spaccato della vita della nobiltà dell'epoca, in qualche occasione fanno emergere un tratto particolare del carattere di un personaggio o ne completano il quadro generale, ma onestamente non capisco le centinaia di pagine dedicate alla cura dell'azienda di Levin o alle elezioni ai fini della narrazione! Io personalmente le ho lette con molto sforzo...detto questo, non posso comunque non confermare il valore di questo romanzo, pur con i difetti che ho messo in luce. Si tratta sicuramente di un degno esempio della letteratura russa dell'800, e come tale deve sempre essere considerato, anche di fronte a delle scelte stilistiche che, forse, ai lettori del XXI secolo, risultano difficili da accettare!
Nuvoletta_ScrubsFanNuvoletta_ScrubsFan wrote a review
22
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<<Annare'... sultante tu si tale e quale a te...>> (????)
No, non sono fan di Gigi D'alessio. Semplicemente questo romanzo mi ha tenuta compagnia per quasi un mese, mi sono affezionata a tutti i personaggi e Anna Arkadievna è diventata Annarella.
Anna Karenina ci mostra come non si può vivere di solo amore. L'amore più forte delle avversità, che supera e vince ogni difficoltà, è un ideale favolistico: la verità è che sacrificare la propria vita per amore, andare contro tutto e tutti, porterà ben presto a delle conseguenze insopportabili che per forza raffredderanno e metteranno in crisi il rapporto sentimentale fino a pentirsi (forse) della propria scelta.
Lo sanno bene Anna e Vronskij: effettivamente, sono mai stati davvero felici?
Anna non riesce ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni: diventa l'amante di Vronskij, si sente in colpa ma non riesce a fare a meno di lui, non vuole ingannare e mentire ma lo fa lo stesso. Ok, dillo a tuo marito. Adesso separatevi, divorziate, insomma: accetta le conseguenze delle tue azioni. Invece no, è sempre indecisa, vuole stare con Vronskij ma non vuole divorziare, poi abbandona il marito ma ancora non vuole divorziare, non vuole lasciare il figlio ma abbandona il figlio... Insomma, non riesce ad adattarsi alla realtà in cui vive.
Ma Anna Karenina non è soltanto Anna e Vronskij. È un universo popolato da una varietà di personaggi tutti magistralmente caratterizzati da Tolstoj, nei cui stati d'animo non si fatica a riconoscersi.
Katia KatiaKatia Katia wrote a review
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RosaRosa wrote a review
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Non c'era bisogno di chiedergli perché fosse lì. Era certa, come fosse lui stesso a dirglielo, che era lì per essere dov'era lei.

"Questo nuovo sentimento non mi ha cambiato, non mi ha reso più felice, non mi ha illuminato improvvisamente come speravo,come è accaduto col sentimento per mio figlio. E non mi ha neppure sorpreso. Che sia o meno la fede (e non so cosa possa essere), questo sentimento grazie alle sofferenze mi è penetrato impercettibilmente nell'anima e si è radicato li. E continuerò ad arrabbiarmi col cocchiere Ivan, continuerò a discutere, a esprimere a sproposito i miei pensieri, e continuerà a esserci il muro tra il sacrario della mia anima e gli altri, compresa mia moglie, e continuerò ad accusare lei per le mie paure e pentirmene, continuerò a non comprendere con la ragione perché prego, e perché pregherò ancora; ma la mia vita, adesso tutta la mia vita, in ogni suo istante, indipendentemente da quello che potrà accadermi, non solo non sarà più insensata come prima, ma avrà l'indubitabile senso del bene che ho il potere di conferirle!"

Anna Arkad'evna leggeva e comprendeva, ma non le faceva piacere leggere, cioè seguire il riflesso della vita altrui. Aveva troppa voglia di vivere lei stessa.

Conosceva così bene il sentimento di Levin, sapeva che per lui le ragazze del mondo si dividevano in due tipologie: la prima comprendeva tutte le ragazze del mondo tranne lei; e costoro avevano tutti i difetti possibili ed erano ragazze molto convenzionali; la seconda tipologia comprendeva lei sola, che non aveva alcun difetto ed era superiore all'umanità intera.

Malgrado la solitudine, o in conseguenza della solitudine, la sua vita era molto piena.

C'erano in lei l'eccitamento e la rapidità di ragionamento che negli uomini compaiono prima della battaglia, di una lotta, nei momenti pericolosi e decisivi della vita, i momenti in cui l'uomo dimostra una volta per sempre il proprio valore e che tutto il suo passato non è stato vano, ma una preparazione a questi momenti.
MingamarcoMingamarco wrote a review
04
Il timore reverenziale è la prima sensazione, se si tratta di esprimere un parere su un’opera così importante, assieme alla pressione sociale che ti fa venire il complesso di non aver colto tutti gli aspetti della grandezza di questo romanzo, infine, sullo sfondo, una strisciante e silenziosa domanda su che cosa verrà riconosciuto come classico fra qualche anno , di ciò che viene scritto adesso,.
Anna Karenina è una costellazione di personaggi che ricerca una posizione e non la trova, anzi quasi sempre sperimenta una nuova, e per questo ingannevole , collocazione e presto se ne disillude.
L’asimmetria della famiglia infelice poggia su variabili definite e complementari dei personaggi accoppiati: Anna (passione senza virtù) e Alexei (virtù senza sentimento)- la coppia prima scintilla del destino infelice, i fratelli- Kevin (equilibrio, sincerità e morale), nikolaj (eccesso, passione ma vero), Sergej (intellettuale falso), altra coppia- (vanità, forma senza virtù) Stiva e Dolly (solidarietà, non forma sostanza), ultima coppia- il principe Scerbasky (illuminato) contro la moglie (gretta e borghese a caccia del genero perfetto). Indi, i personaggi che fatalmente cascano giù dalla torre sono quelli in formato monade, dal Vronsky, che sarebbe potuto essere il vero eroe del romanzo, saetta dello squilibrio, che si sfuoca appena perde il segnale della nuova compagna, alla piccola annetta, unico frutto dell’amore, quasi inutile, nessuno la caga manco di striscio.
In una Russia non così tanto diversa dal resto dell’Europa di quel tempo, sebbene il fantasmino del comunismo si comincia a intravedere anche nel pennino di Leone, va così in scena la saga familiare in formato enciclopedico.. passione, pathos, elucubrazioni, movimenti sociali, pizzi…archetipo dell’ambientazione romanzesca dell’ottocento.
Nel dilungare eccessivamente l’affresco paesaggistico di qualsiasi angolo sovietico, Tolstoj disegna, ricalca, colora e ricalca ogni personaggio, che dibatte con se stesso e con gli altri, grazie alla venerabile capacità di leggere il non detto ma pensato.
La mole aiuta la potenza del romanzo, che abbracciando più o meno la totalità dei caratteri, diventa un dizionario di immedesimazione per ogni lettore, che può estrarre tonnellate di citazioni a proprio uso e consumo.
Nessuno però è netto, schiavo dei sentimenti o della ragione, ognuno si trova a fare i conti con la coscienza vs l’opportunità, il desiderio e la sua irrealizzabilità, la mancata capacità di tener fede a un’opinione faticosamente costruita, un condanna all’infelicità crollata sul capo di tutta la famiglia.
L’unico che si salva è Levin, vero interprete, anche quantitativamente del romanzo, epigono dell’autore, il quale trova la strada finale illuminata alla redenzione, anche se la vera empatia la trasmette nella costruzione del suo amore e nel suo preservato carattere; il finale, come aveva previsto l’editore dell’epoca, forse si poteva tagliare.
Anna, oggi sarebbe una pluricondannata per stalking, è l’eccesso di passione che porta all’impossibilità di raggiungere la felicità che inevitabilmente conduce ad esaurire il sistema nervoso. Il suo fascino è una fiamma perennemente alta che nessuno riesce a reggere per lungo tempo.
Se per la signora Bovary, ben più sensuale, avrei perso la capa pure io da Anna me ne sarei tenuto alla larga.
E l’atteggiamento così saggiamente osservatorio di Tolstoj mi fa sentire la mancanza del tormento di Dostoevskij, sebbene anche la “personaggistica” di Anna Karenina non lascia illusioni su un destino caduco e vuoto per la quasi maggioranza degli esseri umani; non è stato pesante il leggerlo, ma il carico di buio che l’animale uomo tenta di scolorire, non è che l’autore sia menagramo, ma la sterminata dissertazione sulla sfaccettature del genere uomo lascia poche speranze, se non nel divino …e peggio mi sento.
La posa spessa che mi rimane nello stomaco formata dai diversi interrrogativi che mi gironzolano nella mente, mi mette presuntuosamente, un pelo più sopra di chi grida, così senza pensarci, anche qui su anobii al capolavoro assoluto, per adesso le stelline possono rimanere a guardare.
Sarà la potenza del classico quella che ti lascia la voglia di leggere i testi che continuano a dibattere sul messaggio dell’opera o la voglia di discuterne con chi lotta per capirne la vera essenza?