Dino's Review

DinoDino wrote a review
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Romanzo corale, affresco storico della società borghese russa di metà XXIX secolo, laddove s’intrecciano le trame familiari di Anna, suo marito Karenin, Vronskij, Dolly e sorella Kitty coi rispettivi coniugi Stiva e Levin. Intorno a loro ci sono gli sfarzi, gli eccessi, l’agio e l’ozio di Mosca e Pietroburgo coi circoli, teatri, opere, ristoranti i cui lussi pacchiani e ipocriti, celano il mondo reale e le quotidiane vicissitudini.
Un incipit dirompente, come in un’operetta ti butta là in mezzo, nei patimenti e nelle dicotomie dei protagonisti: “Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a modo suo”.
Anna, la femme fatale, passionale, irruenta, volubile, intrappolata in un ruolo troppo grande; Dolly, la materna, perfetto simbolo della figura femminile nel libro, ben evidenziata anche da Kitty, ingenua, irritante ma coerente e positiva nella sua centralità. Molto più poliedrici i personaggi maschili, ove spicca Karenin, aristocratico e sorprendente nel suo coeso percorso da “buon cristiano”; Vronskij, l’audace, brioso, frivolo e deciso amante di Anna; Stiva, leggero, burocrate, arraffone ma simpatico accomodante. Infine, lui: Levin, l’alter ego protagonista autobiografico del libro, uomo laico di scienza e cultura, con cui percorriamo un complesso cammino interiore fra dubbi, esaltazioni, ideali; in una variegata molteplicità di passaggi, a disagio nei salotti cittadini, spinge per una rivoluzione agricola atta a migliorare le rozze manovalanze contadine, legge, scrive, disserta di vita sociale, filosofia, religione, alla ricerca della risposta definitiva sul valore dell’esistenza e del rapporto col divino. L’ottava sezione del libro, l’ultima, è semplicemente sublime.
Capolavoro? Non sono in grado di assegnargli il massimo dei voti: ma ho avuto un’occasione unica di divorare le novecento pagine del volume durante una degenza ospedaliera Covid. L’immersione in questo mondo passato da poco più di quindici decenni, la concentrazione necessaria per seguire l’evoluzione dei personaggi e della storia sovietica che risuona in sottofondo, prodromo dei successivi periodi rivoluzionari, ha avuto un effetto lenitivo per il mio malessere e di ciò sarò eternamente grato a Lev Tolstoj.
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Romanzo corale, affresco storico della società borghese russa di metà XXIX secolo, laddove s’intrecciano le trame familiari di Anna, suo marito Karenin, Vronskij, Dolly e sorella Kitty coi rispettivi coniugi Stiva e Levin. Intorno a loro ci sono gli sfarzi, gli eccessi, l’agio e l’ozio di Mosca e Pietroburgo coi circoli, teatri, opere, ristoranti i cui lussi pacchiani e ipocriti, celano il mondo reale e le quotidiane vicissitudini.
Un incipit dirompente, come in un’operetta ti butta là in mezzo, nei patimenti e nelle dicotomie dei protagonisti: “Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a modo suo”.
Anna, la femme fatale, passionale, irruenta, volubile, intrappolata in un ruolo troppo grande; Dolly, la materna, perfetto simbolo della figura femminile nel libro, ben evidenziata anche da Kitty, ingenua, irritante ma coerente e positiva nella sua centralità. Molto più poliedrici i personaggi maschili, ove spicca Karenin, aristocratico e sorprendente nel suo coeso percorso da “buon cristiano”; Vronskij, l’audace, brioso, frivolo e deciso amante di Anna; Stiva, leggero, burocrate, arraffone ma simpatico accomodante. Infine, lui: Levin, l’alter ego protagonista autobiografico del libro, uomo laico di scienza e cultura, con cui percorriamo un complesso cammino interiore fra dubbi, esaltazioni, ideali; in una variegata molteplicità di passaggi, a disagio nei salotti cittadini, spinge per una rivoluzione agricola atta a migliorare le rozze manovalanze contadine, legge, scrive, disserta di vita sociale, filosofia, religione, alla ricerca della risposta definitiva sul valore dell’esistenza e del rapporto col divino. L’ottava sezione del libro, l’ultima, è semplicemente sublime.
Capolavoro? Non sono in grado di assegnargli il massimo dei voti: ma ho avuto un’occasione unica di divorare le novecento pagine del volume durante una degenza ospedaliera Covid. L’immersione in questo mondo passato da poco più di quindici decenni, la concentrazione necessaria per seguire l’evoluzione dei personaggi e della storia sovietica che risuona in sottofondo, prodromo dei successivi periodi rivoluzionari, ha avuto un effetto lenitivo per il mio malessere e di ciò sarò eternamente grato a Lev Tolstoj.