Il giorno prima della felicità
by Erri De Luca
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T’aggia’ mpara’ e t’aggia perdere
Questo è il primo romanzo che leggo di Erri De Luca e penso di aver fatto centro. Si svolge a Napoli nei primi anni Cinquanta ma con flashback dell'Italia in tempo di guerra. I protagonisti sono Don Gaetano, portinaio e tuttofare di un palazzo di Napoli, ed il giovane orfano (lo smilzo) che vive con lui, e soprannominato “la scimmia” per le sue abilità da arrampicatore.
Don Gaetano è un uomo generoso ed affezionato al giovane , gli insegna vari lavori come il muratore, l'elettricista e come comportarsi nella vita.
Lo aiuta ad avere rispetto per le persone e ad osservarle. Nelle pause mentre i due giocano a carte gli racconta della vita passata in Argentina, e di quando aveva nascosto nel sottoscala un ebreo, gli racconta della guerra e della sollevazione popolare contro gli occupanti tedeschi durante le quattro giornate di Napoli.
Il ragazzino, 'lo smilzo' gli parla di Anna, una ragazzina che da piccolo vedeva dietro i vetri del suo palazzo. E’ un ragazzo studioso che ama i libri.
È una Napoli flagellata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, il teatro della giovinezza di don Gaetano, uomo dalla pelle “tosta”, perché “Un bambino che cresce senza una carezza indurisce la pelle, non sente niente, neanche le mazzate.”
Don Gaetano sa anche leggere i pensieri della gente ed è consapevole che il suo giovane ospite è ossessionato dalle memorie di una ragazza che ha incontrato, che è ebrea ma ha ancora paura di mostrare il suo vero io. Anni dopo, quando la ragazza ritorna, il giovane dovrà affrontare i suoi stessi demoni.
La parte però che mi ha afferrato il cuore e non l'ha più lasciato è quella del vecchio che, ritrovando la propria casa in macerie dopo un bombardamento, si siede sopra ciò che ne rimane, guarda per aria e dice: "Sto guardando 'ncielo pe vvedé addò me pozzo sistemà. Ccà 'nterra nun tengo cchiù niente."
Un piccolo gioiello questo libro, ricco di “napoletanità”. De Luca fa delle osservazioni struggenti che sono al tempo stesso intelligenti ed espansive. "Gli ebrei sono una cintura intorno alla vita del mondo. Con il libro sacro siamo la striscia di pelle che tiene su i pantaloni da quando Adamo si è reso conto di essere nudo. Molte volte il mondo ha voluto togliersi la cintura e buttarla via. Sembra troppo stretto". De Luca non pensa alla gente come a dei numeri e afferma di non usare la parola "gente", ma "persone". “Quando si tratta la gente come pecore o gatti, smettono di essere esseri umani,” E’ abbastanza ovvio che il primo passo verso il genocidio è quello di creare un "gregge" di gente, così le "pecore" che hai mandato ad ammazzare non penseranno a loro come individui.
Consigliatissimo..
PalantirPalantir wrote a review
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Viandante JanViandante Jan wrote a review
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