La bisbetica domata
by Nadia Fusini, William Shakespeare
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Petruccio è un avventuriero che parte da Verona e va a cercare fortuna a Padova. È giovane, forte, avvenente e assai dotato, e ha quella libertà di movimento che agli uomini è pienamente concessa nell'Italia immaginata da Shakespeare – così come nella sua Inghilterra. E quale modo migliore di fare f... More

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SamueleSamuele wrote a review
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Ci stanno due questioni che, personalmente, m'hanno piuttosto incuriosito di La bisbetica domanta, e, in fondo, credo siano quelle che colpiscono maggiormente: il prologo e la conversione di Katherine. Ora, premesso che un'interpretazione non dico corretta, ma quanto meno sensata, dovrebbe tener conto dell'epoca in cui fu scritto, del teatro e delle modalità di rappresentazione, di cui io non so assolutamente nulla di nulla (tranne che le donne erano interpretate da uomini truccati), e che perciò verrà bellamente ignorata nel cercare di spiegare perché il prologo è necessario alla comprensione della conversione di Katherine.
Il prologo è la storia di Sly, un ubriacone, che per un qualche scherzo bislacco, gli viene fatto credere da un nobile, di essere un suo pari, sposato con un altrettanto nobildonna (in realtà un servo truccato da donna. Come, esatto, succedeva nel teatro normalmente per il ruolo delle donne). La cosa interessante è che però la storia di Sly non ha una fine. Nel momento in cui comincia la commedia della Bisbetica, Sly scompare, ha una battuta alla fine della prima scena e poi basta. Personalmente mi piace pensare che sia perchè lo scherzo sia infinito (Sly-Yorick "a fellow of infinite jest"). D'ora in poi, Sly sarà un ricco lord sposato con un servo-donna. Ecco, quindi, che Sly non è altri che Katherine. Così come Sly a una certa, nonostante l'alcol e un implicito ritardo mentale, deve essersi reso conto che era tutto uno scherzo, tutta una recita, ma ha deciso di stare al gioco, così Katherine a una certa decide di cedere, di stare al gioco, di fingersi domata per far contento Petruchio. Ci sono, infatti, tre cose che vanno considerate:
1 Katherine è la persona più intelligente di tutto lo spettacolo. Non è realmente bisbetica o che, è arguta e infelice. D'altronde, a forza di essere definita acida, insopportabile, una mela marcia che il padre cerca di sbolognare, continuamente paragonata alla ben più amata sorella, è anche comprensibile la sua insofferenza. Ma, insomma, Katherine è sola, infelice, ed estremamente intelligente e consapevole di ciò che la circonda;
2 se, in generale, gli uomini nella commedia non brillano certo per furbizia (aka: sono uno più scemo dell'altro), Petruchio si distingue per la sua particolare ottusità: un'ottusità inconsapevole, che vuole piegare la moglie con una recita stupidissima, trattandola quasi come un cane, interessato unicamente alla sua dote;
3 la sfortuna, diciamo, di Katherine è che è innamorata realmente di Petruchio. Fin da quando gli tiene testa. Per la prima volta, qualcuno non la tratta come una reietta, bensì le tiene testa e le risponde per le rime: l'unica dote di Petruchio è, infatti, una testardaggine somaresca. E in un animo solo e infelice come quello di Katherine, tanto basta a farla crollare innamorata. E, ricordiamolo, è abbastanza intelligente da sapere quello che vuole il marito: comandare. E abbastanza innamorata da darglielo. Ecco, quindi, l'ironico monologo finale, dove Katherine elenca come fingersi sottomessa. Il matrimonio felice, perché il loro lo è, è una recita ben fatta.
Questo tratto, l'importanza della recita, è sottolineato anche dalla controstoria della sorella di Katherine, Bianca, e dei suoi vari spasimanti. Anch'essa mette perfettamente in luce la stupidità maschile e la perfetta recita femminile nel, da una parte, fingersi innocente e conquistabile assecondando le sceme voglie maschili di controllo, dall'altra gestire la propria vita come meglio si crede. Ricordate, no?, Sly che decide di stare al gioco e fingersi lord? Tutto era già nel prologo.
Il prologo che, a proposito, vede un ubriacone che si addormenta e che una volta risvegliato assiste alla commedia, La bisbetica domata. Quindi, già a questo primo livello, abbiamo tre strati di falsificazione: ubriacatura, sogno, teatro. La storia della bisbetica è quindi una commedia nel sogno di un ubriacone. Oltre che essere già di per sè uno spettacolo teatrale. E' come se ogni pretesa di realtà fosse annichilita. Eppure. Eppure noi leggiamo, guardiamo tutto questo come se fosse reale: potenza del teatro. Inteso come spettacolo teatrale, sia come la vita vista come recita ben fatta.
**Noesis81****Noesis81** wrote a review
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Lo ammetto: di Shakespeare preferisco di gran lunga le tragedie. Non che le sue commedie mi dispiacciano del tutto ma ne "La bisbetica domata" manca proprio quella verve che ne dovrebbe caratterizzare il genere.
Ambientata in Italia, precisamente in una Padova erroneamente collocata in terre lombarde, è un caso unico e curioso nella produzione shakespeariana: si tratta infatti di una commedia nella commedia.
L'antefatto: un ricco signore assieme ai suoi servitori trova, fuori dall'osteria, un uomo completamente ubriaco. I fumi dell'alcool lo hanno ridotto in uno stato di sonno che ben ve lo raccomando, tanto che il signore pensa di fargli uno scherzo trasportandolo a casa propria per farlo risvegliare nel proprio letto, ivi facendolo risvegliar quindi vestito di tutto punto, servito e riverito, e convincendolo d'esser stato in una specie di coma delirante per diversi anni (... ehm. Uno scherzone proprio. Si vede che all'epoca il senso dell'umorismo era differente...).
Per allietarne il "ritorno alla vita normale", viene chiamata una compagnia teatrale che rappresenterà per lui una commedia. Quella, appunto, della Bisbetica domata.
Inizia qui la storia vera e propria, quella di due sorelle - Caterina e Bianca - figlie di un ricco signore di Padova il quale ha deciso di non voler maritare la minore (Bianca) prima della sorella. Cosa che pare ben difficile e crudele dal momento che Caterina ha un vero e proprio caratteraccio. Non sa cosa siano nè la modestia nè la gentilezza. Ad ogni parola, ad ogni gesto più o meno benevolo, essa sa rispondere solo con mala creanza e vituperio. Eppure sarebbe un così buon partito!
Tuttavia qualcuno intenzionato a prenderla in moglie - seppur più per la dote che per altro - ci sarebbe: Petruccio, uomo di buon nome e dalla grande scaltrezza.
In questo modo anche Bianca - che è in realtà corteggiatissima da più d'un pretendente - potrà aver modo di riscattarsi e pensare al futuro di sposa tanto agognato.
Comincia qui la parte più ingarbugliata della vicenda: per assicurasi le grazie di Bianca e del di lei padre, i suoi pretendenti iniziano a scambiarsi di ruolo e travestimento in una girandola che, dopo un po', lascia interdetto e confuso il lettore.
Vi è inoltre una seconda pecca - oltre a questo stato confusionario - che lascia con un senso di incompletezza chi, come me, è avvezzo alla caratterizzazione dei personaggi shakesperiani. Laddove sarebbe stato interessante leggere battibecchi e scontri tra Petruccio e la bisbetica Caterina, troviamo invece solo descrizioni e commenti di terze persone in merito al modo in cui il marito stia occupandosi della "rieducazione" della moglie. Ma come? Con quel caratteraccio Caterina non s'è dunque ribellata il giorno del matrimonio, così come ha fatto invece nel momento in cui lo sposo ne ha chiesto la mano di fronte al padre? Non ha forse combattuto con le unghie e con i denti protestando all'arrivo di uno sposo vestito di stracci giunto in ritardo a caval d'un asino vecchio, malato e pieno di pustole? Corbezzoli! Qui c'è qualcosa che non quadra sior William, me lo consenta... Qui manca qualcosa che non fa regger ben in piedi la commedia!
Tre stelline perchè l'idea di fondo non è male e perchè darne due a Shakespeare sarebbe un sacrilegio. Però mi spiace, non ci siamo. Ha davvero rischiato di finire, per un pelo, ad esser recensito nel mio blog come #librobrutto. Mi aspetto, ora, una valanga di critiche per questa mia affermazione!
BellinghamBellingham wrote a review
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"Laddove due fuochi divampati si scontrano,consumano l'oggetto che alimenta la rispettiva furia"
Prologo: un uomo, il Lenza , giace ubriaco in un’osteria. Di passaggio si trova un ricco signore che vedendolo decide di fargli uno scherzo e lo porta a casa sua vestendolo di tutto punto e convincendolo che per 15 anni lui si è creduto un poveraccio ma in realtà è un nobile molto benestante. Per convincerlo e allietarlo in modo tale che non si ammali nuovamente di quel che male che gli offuscava la mente tanto da non sapere più chi fosse lo fa assistere a una commedia: La bisbetica Domata.
Battista ha due figlie: Bianca, la minore docile e bella e Caterina, la maggiore dal carattere burbero e duro.
Bianca ha un sacco di pretendenti ma il padre decide che fino a che la figlia maggiore non avrà trovato marito nemmeno Bianca si potrà sposare.
Da qui iniziano una serie di travestimenti, inganni e scambi di persona per corteggiare Bianca:Lucenzio si finge Cambio, un maestro per poterle stare accanto,Ortensio si finge Licio e Tranio, servitore di Lucenzio finge di essere il suo padrone.
Nel frattempo Petruccio, decide di corteggiare Caterina,non interessato tanto al suo caratteraccio quanto alla sua eredità. Il matrimonio tra i due avviene e Petruccio inizia a trattar male la moglie, la priva di cibo e sonno, tanto da riuscire ad addomesticarla e sottometterla.
Nel frattempo Bianca e Lucenzio si innamorano e decidono di sposarsi, l’altro pretendente di Bianca, rimasto senza fanciulla decide di sposare una vedova.
Le tre coppie si trovano a cena e i mariti parlano della devozione delle loro mogli ma nessuno crede che Caterina, la bisbetica, sia devota e rispettosa del suo uomo, viene fatta così una scommessa.
Ed è Caterina l’unica tra le donne a presentarsi e a vincere la scommessa. Proprio lei, quella con il carattere più duro ed ingestibile, risulta essere la più domata e devota.

Infine il Lenza viene rivestito dei suoi abiti e riportato dov’era. Quando si sveglia pensa di aver sognato. Uno sguattero gli dice di tornare a casa se non vuole che la moglie si arrabbi e lui risponde che grazie al “sogno” che ha appena fatto ora sa come domare una donna.
Questo in breve il sunto della commedia .L’ho trovata carina e godibile anche se mi aspettavo più interventi divertenti di Caterina che in realtà non assume un ruolo così principale come credevo o comunque non vi sono dei dialoghi esilaranti che la riguardano.
Non sapevo che la commedia fosse ambientata a Padova, la mia città e questo ovviamete mi ha fatto piacere.
Che dire… mi ha fatto venire voglia di andare a vederla a teatro… cerco i biglietti e si va.
Xtina♥Xtina♥ wrote a review
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«Chi ha la testa che gira pensa che giri il mondo.»*

Di imprecisa datazione (probabilmente 1594), "The Taming of the Shrew" è una commedia metateatrale.
"Una commedia nella commedia" dove la vicenda del calderaio ubriaco Christopher Sly, s'intreccia con quella della protagonista principale dell'opera, la "Bisbetica" e vivace Kate Minola che rifuggendo il matrimonio e tutti i pretendenti alla sua mano, strapazza il padre e "l'angelica" sorella Bianca.
Almeno finché non entra in scena un gentiluomo venuto da Verona, Petruccio, burbero, eccentrico ma dal fare simpatico, che organizza immediatamente il matrimonio con Katherina.

«Io sono quello che è nato per domarti Kate.»

Ed è proprio in questo momento tra comici battibecchi, farse e situazioni esagerate, che avviene il cambiamento: Kate comprende (attraverso le piccole "crudeltà" del marito), che Petruccio la sta trattando come un tempo lei faceva disperare chi aveva intorno a sé.
Nell'Atto V, nel famoso monologo finale che tanto ha fatto discutere e continuerà a farlo lettori e critici, la protagonista enuncia orgogliosa quanto una donna debba piegarsi ai voleri del marito, a dedicarsi all'obbedienza.
Dobbiamo ricordarci che Kate è di per sé un personaggio straordinario per l'epoca: è intelligente, ribelle e determinata a non piegarsi al volere del padre e di una sorella che nonostante le apparenze si rivelerà tutt'altro che amabile.
Petruccio non ha eliminato il suo spirito focoso e non sappiamo se il suo monologo varrà anche in privato.
Sappiamo solo che caparbiamente tiene il gioco al marito con una complicità disarmante.
E se non è una prova di forza questa...altro che opera maschilista!

*Pessima la cura e la traduzione di Guido Bulla per la Newton Compton, trasformando il nome del personaggio e abbreviandolo con il ridicolo "Rina", si perdono tanti giochi di parole di Shakespeare (come accade nell'Atto II quando Petruccio paragona Kate ad una gatta selvatica - "Kate", "Cat" riesce a far intendere il significato, non certamente "Rina".
Si poteva optare per un ben più giusto "Cate".