La messa dell'uomo disarmato
by Luisito Bianchi
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LauraTLauraT wrote a review
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Anche questo “mattone” non l’avrei letto se non fosse stato per Piergiorgio, come il mitico Cavallo Rosso. E, all’apparenza almeno, i due libri hanno molto in comune: la rivisitazione della storia d’Italia durante la seconda guerra mondiale da un punto di vista squisitamente cattolico – e quindi opposto al mio, alla mia storia, al mio substrato.
Ma le similitudini si fermano qui. Questo è un libro molto più aperto al dialogo di quello di Corti; Bianchi, anche se esprime, in maniera lecita, un punto di vista particolare, non è censorio, razzista, misogino come l’altro; capisce, o almeno prova a capire, le posizioni avverse. E cerca, come la Chiesa migliore - o la Chiesa che io reputo tale!, di cogliere il “buono” che anche gli “altri”, gli atei, gli agnostici, hanno. Insomma; bel libro. Una chiesa che, paradossalmente, non si basa su certezze granitiche, ma sull’accettazione del dubbio e delle angosce. Continuo a non credere di poter mai intraprendere un percorso parallelo al loro, ma una chiesa così forse, dico forse, mi sarebbe più tollerabile.
Se ha un difetto è la lentezza, soprattutto le prime pagine (e per prime parlo di quasi 200!) sono veramente troppo incentrate sulla visione della Parola e dell’incarnazione della stessa.
Da subito, appena me ne hanno parlato, al solo sentire il titolo, mi sono ricordata di Josquin des Prez o Palestrina, con le loro Messe l'homme arme (reminiscenze universitarie di Storia della Musica); ma devo dire che, anche se la musica sembra avere un ruolo importante in questo libro, in fondo poco ne parla. Peccato, meno teologia e più canto Gregoriano l’avrei apprezzato meglio!
youtu.be/Dz-0ux7_aUQ
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CarlositiCarlositi wrote a review
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AgnesAgnes wrote a review
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FelicettaFelicetta wrote a review
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Non ho letto molto, ma "La messa dell'uomo disarmato" mi è decisamente rimasto nel cuore, mi accompagna ancora oggi come un fedele compagno.La storia si svolge dal 1940 in poi in un paesino non identificato della pianura padana con protagonista la realtà della "Campanella" frazione di un piccolo borgo dove vive una famiglia di contadini. Si intrcciano tante storie, tanti volti diversi, emozioni, stati d'animo, scelte difficili da fare in un periodo storico coì tormentato.Il tutto sostenuto da una narrazione lenta,capace di penetrare l'anima nei suoi angoli più reconditi; pennellate delicate,raffinate, leggere anche nel descrivere le situazioni più complesse, difficili dove ognuno è chiamato a confrontarsi con la propria coscienza.
Legami affettivi, amicizie solide, attenzione al più debole, a chi può essere emarginato, ferito, giudicato negativamente dalla piccola comunità contadina. Tutto messo in gioco non solo guardando al proprio tornaconto,anzi...!
Il leitmotiv che attraversa tutto il romanzo con diversi accenti sono, secondo me, l'amore e la misericordia donata e ricevuta da ognuno, secondo le proprie possibilità, donata e ricevuta da chi è credente (in Dio) e da chi non lo è.
E' un romanzo di 860 pagine,dunque lungo,ma quando sono arrivata al termine mi è dispiaciuto!
L'ho riletto più volte e spesso riprendo qualche pagina, scopro ogni volta qualcosa di nuovo che scavando nella mia coscienza mi aiuta a crescere.
Non mi stanco di ripetere che è un capolavoro, una "poesia" di ottocentosessanta pagine!