La morte di Ivan Il'ič
by Lev Nikolaevič Tolstoj
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Memento mori
La vita uccide.
Come il fumo;solo che a differenza delle sigarette non c'è scritto da nessuna parte. Eppure di poche cose abbiamo la certezza quanto quella che prima o poi dovremo morire. Meglio: senza la morte non chiameremo nemmeno vita la nostra esistenza. Di conseguenza uno potrebbe pensare che la morte dovrebbe esserci naturale. Ma non è così. La morte è uno scandalo. Ogni morte che ci tocca è uno scandalo. E come ogni scandalo cerchiamo di nasconderlo agli occhi, come qualcosa di cui ci vergogniamo. Non è da molto che abbiamo visto in televisione i trasporti dei morti da Covid sui mezzi dell'esercito a Bergamo. Di notte. Senza alcuna pubblicità. La nostra società fondata sull' horror vacui ha cancellato la morte. La morte è un tabù. Da non nominare. Nella stessa lingua italiana abbiamo innumerevoli modi di chiamare la morte: " E' venuto a mancare" " è passato a miglior vita" " Si è spento " " E' scomparso". Perche?
Perchè il pensiero della morte ci mette davanti irremediabilmente il problema del senso della vita e perchè davanti alla morte ognuno di noi è solo, terribilmente solo con tutto il suo carico di sofferenza. Per tutta la nostra esistenza la morte è qualcosa che tocca agli altri

Quell’esempio di sillogismo che aveva studiato nel manuale di logica del Kiesewetter , Caio è un uomo, gli uomini sono mortali, perciò Caio è mortale, gli era sembrato, per tutta la vita, valido solo in rapporto a Caio, e in alcun modo in rapporto a se stesso. Una cosa era l’uomo-Caio, l’uomo in generale, e in questo caso il sillogismo andava benissimo; ma lui non era né Caio né l’uomo in generale, ma era sempre stato un essere molto, molto particolare, molto diverso da tutti gli altri esseri; ... Caio è mortale, lui è giusto che muoia, ma io, piccolo Vanja, io, Ivan Il’ič, con tutte i miei sentimenti, i miei pensieri, io sono un’altra cosa. Non è possibile che mi tocchi morire. Sarebbe troppo orribile.

Lev Tolstoj apre il romanzo con la notizia della morte del protagonista, Ivan Ilic. Che è Ivan Ilic? Ivan Ilic è un uomo per bene, che ha sempre avuto una vita impeccabile: ha una moglie, una bella casa, due figli, un dignitoso impiego statale e uno stile di vita agiato, tra i salotti della vita borghese dell'alta società.
Ivan Ilic è Raffaele, Giovanni, Marco... Ivan Ilic sono io, è il nostro vicino di casa, il nostro collega, siamo noi.
Ivan per tutta la vita si è comportato decorosamente -comme il faut- come si deve, ( cambiano i tempi, oggi diremmo political correct ) Eppure, voltandosi indietro e tirando le somme della propria esistenza Ivan Ilic si accorge che non riesce a essere soddisfatto di come ha vissuto. Ivan Ilic non ha scalato la gerarchia della burocrazia statale perché pensava che uno stipendio elevato e un posto prestigioso potessero renderlo felice, ma solamente perché la società pensa che i soldi e un posto in vista facciano la felicità. Egli non ha preso moglie perché amava quella donna, né perché fosse intimamente convinto dell'importanza del matrimonio, ma soltanto perché la società vuole che raggiunta una certa età si prenda moglie e si metta su famiglia. Egli non frequentava i salotti dell'alta borghesia perché si dilettava all'interno di quell'ambiente raffinato, ma perché secondo la società le "persone dabbene" devono frequentare quei luoghi. In poche parole, Ivan Ilic ha sempre posto la propria vita nelle mani della società; lui non ha mai vissuto, poiché la società ha vissuto al posto suo. Di conseguenza, egli ha sprecato la sua vita. Mangiare, lavorare, pregare, amare, dormire e infine morire, sempre senza far rumore, e sempre political correct. Va bene tutto, tutto va bene perchè il trucco è non fermarsi mai, non scendere mai da questa giostra che gira, gira, gira... senza nessuno che si chieda che senso abbia e dove mai si andrà a finire.
La morte ha sfilato un velo rivelando una verità che egli stesso aveva sempre nascosto: tutta la sua vita non è stata che una grande menzogna. Egli non è mai stato padrone della sua esistenza, poiché ha sempre vissuto assecondando gli stereotipi della società. La morte diventa un'amara rivelazione e lo stesso Ivan Ilic diventa un'incarnazione di tale rivelazione. E più Ivan perviene alla verità più tutti iniziano a evitarlo, quasi corressero il rischio di essere contagiati; sanno che la morte è in grado di far crollare tutto il loro castello di carte con un solo soffio e proprio per questo la negano, continuando a vivere nella menzogna e tenendola distante.
Unica sua consolazione in questi ultimi giorni sono le amorevoli cure di Gerasim, giovane e risoluto contadino che, con la sua semplicità d’animo unita ad una profonda intelligenza intrinseca, è il solo a non essere infastidito dalle sofferenze di Ivan, cercando anzi di mettersi completamente a disposizione, senza nessun secondo fine, del moribondo.
In conclusione un Avviso ai lettori: maneggiate con prudenza. Un libro che è come un veleno che piano piano ti entra dentro e inizia la sua lenta ma inesorabile opera di distruzione. Oppure come un antidoto che annienta subdolamente le comode certezze e le finte sicurezze che tutti ci siamo costruiti.

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