Norwegian wood
by Haruki Murakami
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Luca B Fornaroli's Review

Luca B FornaroliLuca B Fornaroli wrote a review
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Un Murakami senza inclinazioni verso il misterioso, il fantastico, ma intimista, concentrato sui sentimenti, le attrazioni, il desiderio, le aspirazioni, come in un romanzo di formazione destinato all'adolescenza perenne che riposa in ognuno di noi e, a volte, si risveglia.Il primo titolo che venne dato in Italia al libro è semplicemente sconcertante: Tokyo Blues. Incomprensibile capire che cosa diavolo c'entri con un racconto intitolato come un famoso pezzo dei Beatles, Norwegian Wood (legno norvegese e non foresta giapponese come erroneamente tradotto nel titolo originale giapponese). La canzone ha qui il ruolo proustiano di una madeleine musicale: accendere ricordi nel protagonista, Watanabe Toru, ex bravo ragazzo attratto da donne complesse, fragili, distanti, fiori delicati che si concedono sbocciando lentamente e poi a poco a poco sembrano appassire. L'attimo, il momento, l'unicità dell'istante e la sua irripetibilità sembra essere il vero protagonista del racconto. L'elegante fragilità è resa più evidente dal contrasto con alcuni personaggi e luoghi che sembrano non avere altro scopo nell'economia del racconto: l'amico novello Gatsby, la sfacciata Midori, l'alzabandiera nel brutto pensionato universitario, le regole della casa di cura, la schiettezza apparente di Ryoko, quarantenne insegnante di musica e fumatrice accanita, con cui Watanabe alla fine andrà a letto in una sorta di cerimonia della vita che riprende dopo il lungo inverno delle cure e delle terapie di gruppo.La morte è sempre presente, viva, sotterranea ricamatrice delle relazioni umane.
Luca B FornaroliLuca B Fornaroli wrote a review
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Un Murakami senza inclinazioni verso il misterioso, il fantastico, ma intimista, concentrato sui sentimenti, le attrazioni, il desiderio, le aspirazioni, come in un romanzo di formazione destinato all'adolescenza perenne che riposa in ognuno di noi e, a volte, si risveglia.Il primo titolo che venne dato in Italia al libro è semplicemente sconcertante: Tokyo Blues. Incomprensibile capire che cosa diavolo c'entri con un racconto intitolato come un famoso pezzo dei Beatles, Norwegian Wood (legno norvegese e non foresta giapponese come erroneamente tradotto nel titolo originale giapponese). La canzone ha qui il ruolo proustiano di una madeleine musicale: accendere ricordi nel protagonista, Watanabe Toru, ex bravo ragazzo attratto da donne complesse, fragili, distanti, fiori delicati che si concedono sbocciando lentamente e poi a poco a poco sembrano appassire. L'attimo, il momento, l'unicità dell'istante e la sua irripetibilità sembra essere il vero protagonista del racconto. L'elegante fragilità è resa più evidente dal contrasto con alcuni personaggi e luoghi che sembrano non avere altro scopo nell'economia del racconto: l'amico novello Gatsby, la sfacciata Midori, l'alzabandiera nel brutto pensionato universitario, le regole della casa di cura, la schiettezza apparente di Ryoko, quarantenne insegnante di musica e fumatrice accanita, con cui Watanabe alla fine andrà a letto in una sorta di cerimonia della vita che riprende dopo il lungo inverno delle cure e delle terapie di gruppo.La morte è sempre presente, viva, sotterranea ricamatrice delle relazioni umane.