Norwegian wood
by Haruki Murakami
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När den trettiosjuårige Toru Watanabe hör Beatles-låten "Norwegian Wood" spelas i en sliskig orkesterversion i ett flygplan så är det som om hans huvud sprängs i bitar. Som av en blixt väcks minnet av en kärlek han upplevt i skarven mellan tonår och vuxenhet.

Hon hette Naoko, och var flickvän

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FaydFayd wrote a review
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ElanorElanor wrote a review
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Non riesco a smettere di ridere
Non so neanche da dove iniziare a scrivere la recensione di un libro che non ha né capo né coda. Nonostante non fossi partita prevenuta, se non in positivo, essendo il titolo del libro una musica dei Beatles, ho dovuto ricredermi e rimanerne esterrefatta e , successivamente, nelle ultime dieci pagine, anche disgustata. La trama è banale, gli unici "colpi di scena" sono dati da "decessi" buttati qua e là per forse destare l'attenzione del lettore che, con consapevolezza, barcollava e zoppicava in descrizioni lunghe, monotone e in grossolani luoghi comuni. Murakami ha a mio parere tentato di trasmettere un nuovo modo di vedere la morte e gli affetti, ahimè, non riuscendoci e finendo con il ridicolizzarli ed involgarirli. Ogni personaggio ha un carattere ben delineato: si passa dalla ragazza introversa e timida ad individui influenti e sboccati; Il linguaggio ovviamente che ne fuoriesce da ognuno ne è poi lo specchio. Nonostante ciò trovo la trama banale, neanche lontanamente "SENTIMENTALE" (nel rispetto di ciò che di tale termine se ne da nel "vocabolario") ed anzi, a parte sporadiche frasi ad effetto, privo di qualsivoglia significato che abbia anche per un secondo la speranza di atteggiarsi ad insegnamento e crescita. Beatles e Lennon, esempi di richiami musicali di altissimo livello citati nel libro mi rendono su un piatto d'argento la conclusione di questa recensione: Murakami ha degli ottimi gusti musicali, rimanesse ascoltatore e non scrittore.
Luca B FornaroliLuca B Fornaroli wrote a review
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Un Murakami senza inclinazioni verso il misterioso, il fantastico, ma intimista, concentrato sui sentimenti, le attrazioni, il desiderio, le aspirazioni, come in un romanzo di formazione destinato all'adolescenza perenne che riposa in ognuno di noi e, a volte, si risveglia.Il primo titolo che venne dato in Italia al libro è semplicemente sconcertante: Tokyo Blues. Incomprensibile capire che cosa diavolo c'entri con un racconto intitolato come un famoso pezzo dei Beatles, Norwegian Wood (legno norvegese e non foresta giapponese come erroneamente tradotto nel titolo originale giapponese). La canzone ha qui il ruolo proustiano di una madeleine musicale: accendere ricordi nel protagonista, Watanabe Toru, ex bravo ragazzo attratto da donne complesse, fragili, distanti, fiori delicati che si concedono sbocciando lentamente e poi a poco a poco sembrano appassire. L'attimo, il momento, l'unicità dell'istante e la sua irripetibilità sembra essere il vero protagonista del racconto. L'elegante fragilità è resa più evidente dal contrasto con alcuni personaggi e luoghi che sembrano non avere altro scopo nell'economia del racconto: l'amico novello Gatsby, la sfacciata Midori, l'alzabandiera nel brutto pensionato universitario, le regole della casa di cura, la schiettezza apparente di Ryoko, quarantenne insegnante di musica e fumatrice accanita, con cui Watanabe alla fine andrà a letto in una sorta di cerimonia della vita che riprende dopo il lungo inverno delle cure e delle terapie di gruppo.La morte è sempre presente, viva, sotterranea ricamatrice delle relazioni umane.
daniela Accettullidaniela Accettulli wrote a review
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