Raylan
by Elmore Leonard
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Isole battono America - 06 set 20
Nonostante frequenti a lungo il lato “noir” della letteratura, in tutte le sue componenti, non avevo fino ad ora avuto modo di imbattermi in questo, considerato uno dei decani del genere. Morto tra l’altro, l’anno dopo l’uscita di questo libro, all’età di 88 anni. Uno scrittore capace di attraversa tutti i generi della letteratura, come si diceva una volta, di serie B (forse saltando solo il romanzo rosa). E che dà il meglio di sé in quel ramo specifico della letteratura americana, noto come “hard boiled”. Quello dei Chandler, degli Hammett, nonché, anche se non il mio tipo, degli Spillane (tanto per citare i più noti).
La specificità di Leonard, che lo rende poi molto in voga nelle trasposizioni cinematografiche, è il dialogo. Anche se molte di non elevato livello, tanto che io ne ricordo solo due veramente interessanti “Jackie Brown” per la regia di Quentin Tarantino e “Out of sight” per la regia di Steven Soderbergh. In questo, che per me è l’unico suo libro che ho letto, le descrizioni sono, infatti, quasi a zero, e le quasi trecento pagine di trama si reggono solo con un lungo intrecciarsi di dialoghi. Che ci portano a spasso per diverse situazioni ed avventure, legate dal “fil rouge” del personaggio principale, lo sceriffo federale Raylan Givens.
Ho scoperto solo a posteriori che Raylan era stato protagonista di altre tre romanzi, il primo dei quali scritto ben venti anni prima di questo. E si sente, che in effetti, alla lettura, molte situazioni, molte prese di posizione del protagonista vengono buttate là come se noi dovessimo saperne di più. Ma noi sappiamo solo che è uno sceriffo federale, che sa sparare come pochi e che porta in testa uno Stetson da cowboy. Ora, il romanzo in sé è discretamente leggibile, anche se non posso dire sia avvincente. Perché si seguono diverse piste di indagini per diverse situazioni criminali, dove alla fine, con un rondò alla Schnitzler tutto sembra tornare al proprio posto. Ma la frammentarietà delle situazioni fa sì che non sia un vero giallo (non dobbiamo certo scoprire chi ha fatto cosa o come, che tutto è ben palese), ma solo una trama hard nera.
Nella prima avventura, vediamo all’opera due criminali che trovano il modo di far soldi inventandosi un business rischioso ma, a suo modo, divertente. In qualche modo circuiscono una persona, la drogano, poi non la rapinano, ma, essendo una delle due addentro al mondo chirurgo-infermieristico, asportano i reni della persona. Per poi, se viene salvata, offrirli dietro pagamento. Altrimenti venderli sul mercato dei trapianti clandestini. Una delle due è un’infermiera, l’altro è un nero di nome Cuba. Questi era prima uno scagnozzo al servizio del ricco Harry, che lo usava per delle macchiette al bar. Cuba incontra Layla, l’infermiera, lascia Harry e i due si gettano nel business dei trapianti.
Avendo però bisogno di manodopera utilizzano i due fratelli Crowe come galoppini. Ma questi sono balordi, e ben presto Cuba e Layla hanno bisogno di fermarli. Ci pensa Cuba, facendoli fuori, e cercando di uccidere anche il loro padre Pervis. Poi attirano Raylan in una trappola. Sarebbe semplice addormentarlo con una iniezione di morfina, ma Layla non riesce a bucare tutte le maglie del federale, così che si addormenta sì, ma poi si sveglia nudo in una vasca. Da dove, con delle scene degne del miglior Tarantino, riesce prima a disarmare Cuba, poi a ucciderlo ed infine a far fuori anche Layla.
Subito dopo vediamo Raylan fare da guardia del corpo ad una grande dirigente del servizio minerario locale. Che però aveva da poco per motivi complessi e fuorvianti dalla nostra indagine, ucciso un minatore in pensione, aiutata da un lavorante di nome Buddy. Qui ci sono una settantina di pagine dedicate al carbone, all’ecologia, ai minatori che muoiono di tisi, e a tutta una serie di giuste prese di posizione para ecologiche. Ricordo, anche se forse non lo avevo detto, che tutto si svolge nel Kentucky, uno stato molto agricolo, ma che nacque, economicamente, sul carbone, ed ora si basa sull’industria automobilistica. Alla fine del pastiche Buddy da un fucile carico alla vedova del minatore che uccide la dirigente di cui sopra.
La parte finale è poi un pastiche che cerca di riunificare capra e cavoli. Si mescolano una ventenne con grandi abilità al poker ed una banda di donne sotto stupefacenti che un malavitoso incallito costringe a derubare banche. Il malavitoso è tal Delroy già intravisto nel corso del romanzo, la bella si chiama Jackie e viene protetta al tavolo da quell’Harry di cui alla prima storia che si accompagnava con Cuba. Alla fine di girandole ed altro, Delroy muore, Jackie vince una barca di soldi e lei e Raylan finiscono in un letto dove non vi dico cosa fanno, anche se, con la vostra geniale immaginazione, potete capirlo.
Un hard boiled duro e puro che alla fine non soddisfa più di tanto, se non per la parte sulla politica carbonifera del Kentucky. Un po’ poco. Mi sa che è meglio andarsi a vedere i film tratti dai libri del buon Elmore, piuttosto che leggere altro. Tra l’altro, alla fine della scrittura di questo libro lo scrittore a 87 anni ci ha lasciato.
NicolaNicola wrote a review
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ZampanòZampanò wrote a review
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PaukzenPaukzen wrote a review
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