Un'idea di destino
by Tiziano Terzani
(*)(*)(*)(*)( )(237)

All Reviews

49 + 3 in other languages
TrileonisTrileonis wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)(*)
Per chi non ha mai letto nulla di Terzani, leggere questo libro come primo approccio all'autore potrebbe risultare un po' dispersivo (data la forma di diario) e fuorviante nella conoscenza del personaggio. Io consiglierei di affrontarlo dopo aver letto alcuni dei suoi libri (ad esempio "La porta proibita", "Asia", "Un indovino mi disse") che permettono di sondarne le indubbie capacità giornalistiche e, soprattutto, "Un altro giro di giostra" che ne presenta l'aspetto squisitamente umano. E' vero che, come riportano alcune recensioni, questo libro potrebbe sembrare un'inutile trovata editoriale, dato che il suo libro-testamento è considerato "La fine è il mio inizio". Tuttavia in questo diario ci sono degli aspetti ancora più intimi che ne fanno apprezzare anche la fragilità di uomo (la sua travagliata e annosa lotta contro la depressione e la malattia che ne ha segnato il destino) che ce lo fanno sembrare ancora più vicino (e per certi versi "caro"), soprattutto se ci siamo trovati ad affrontare prove simili alla sue. Attenzione però: in queste pagine non troverete raccontato vittimismo perchè, nella sua lucida umanità, Terzani ci dà anche dei suggerimenti su come affrontare le difficoltà della vita.
-----------------
"L’atteggiamento dell’uomo moderno è di evitare a tutti i costi il dolore e la sofferenza ed è per questo che non si rende più conto del loro lato positivo. Il dolore rafforza l’uomo e se non soffre gli manca quella forza. Non voglio dire che tutti debbano soffrire, ma se la sofferenza viene, potrebbe avere un significato e ha senso armonizzarsi con essa." (Tiziano Terzani)
EmilioEmilio wrote a review
819
(*)(*)(*)( )( )
VERSO LA DIMENSIONE DEL SILENZIO
Questo libro è ricavato da considerazioni, riflessioni e appunti annotati su un diario tenuto per oltre un ventennio da T. Terzani, fino al 2003.
In esso emerge la graduale evoluzione degli ultimi decenni di vita del grande giornalista e scrittore, ma soprattutto di un uomo alla ricerca di significato e, in definitiva, di se stesso.
Chi ha letto i suoi ultimi libri non si sorprenderà del percorso interiore intrapreso, della scoperta che "nel viaggio della vita non si può essere solo autostoppisti",

Quest'uomo innamorato dell'Oriente deve continuamente constatare la durezza della Storia e il crollo delle illusioni ad essa legate. Pur subendo il fascino della Cina, scrive : "Poveri comunisti cinesi (...). Senza relazione col passato, vagano verso il futuro".
Meglio l'India che, nonostante la sporcizia che non manca di annotare, irradia una essenza di spiritualità percepibile in vari luoghi.
Il Giappone lo delude assai.
Affiora intanto la sua condizione di depresso; dice di tendere al passato e al futuro, "ma il presente mi annoia". Il giornalismo non lo interessa più; unico punto fermo rimane l'affetto familiare.

Una svolta decisiva giunge nel '97, quando gli viene diagnosticato il cancro. Comincia a interessarsi sempre più alle varie forme di spiritualità orientale ed è proteso alla stesura del suo ultimo libro.
Un personaggio del grande scrittore C. Potok afferma che "la conoscenza del dolore è importante (...) : distrugge la nostra arroganza, la nostra indifferenza. Essa c'induce a constatare quanto siamo (...) fragili".
Terzani sente sempre più acutamente la vanità delle cose : "L'adrenalina del successo (...) dura solo qualche ora. Poi subentrano il vuoto, il silenzio"; "Incomincio ad abituarmi all'idea (...) di non avere un'identità legata a qualcosa che è fuori di me".
Prende la decisione di 'sottrarsi al mondo' : trascorre lunghi periodi di solitudine in una piccola costruzione in pietra davanti all'Himalaya, dove "ci sono mille ragioni per non fare, perché si scopre il bel piacere dell'essere" : "...rifletto su chi sono e per la prima volta sento forte che non sono il mio corpo".

L'aspirazione ora riguarda, come scriveva M. Yourcenar, "il sentimento che riunisca il sacro, la bellezza e la felicità della vita".
Ed è proprio su questo presupposto che, al matrimonio della figlia, pronuncia il bellissimo discorso, la cui traccia è posta a chiusura del libro.
Captain B.Captain B. wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
VadilucVadiluc wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Spoiler Alert
- Critico, perché amo questo paese. Critico, perché questo è il mio mestiere.
Sono pronto a discutere e a vedere il punto di vista altrui.

- Mi fa piacere che la tua amicizia con la Simona regga al tempo anche perché è col tempo che tutto - anche i rapporti umani - diventa più prezioso. Nell'amore, come nell'amicizia, forse come nei mobili, per quanto mi riguarda, c'è quell'accumulazione di storia che diventa insostituibile. Se poi è storia comune è davvero una forza!

- Continuo a pensare che c'è qualcosa di indecente in una pace fondata sulla ingiustizia umana e una democrazia sulla ingiustizia sociale. Quel che qui succede non è la riabilitazione, ma la protezione di un piccolo gruppo di persone che si arricchisce. Non ci sono investitori, ma speculatori. Il tempo previsto per il ritorno dei profitti è così breve che non ci sono investitori, solo giocatori di poker.

- Questa è la grande tragedia: il comunismo non ha lasciato eroi, ha fatto fuori tutte le eccezioni, ha ucciso sul nascere i veri grandi e ha permesso la sopravvivenza solo dei grandi sopravvissuti dell'apparato.

- Sempre queste mie delusioni dovute al fatto che mi godo la anticipazione di come sarà e poi non è mai come lo aspettavo!

- L'ho sempre pensato che l'unico seme di possibile "eternità" che un uomo normale può lasciare sono i figli e tu sei la conferma: in te mi riconosco, mi ci sento e so che con te la storia, la nostra storia, quella degli Staude, dei Terzani, dei Venturi e quella di tutti gli altri continua. E in quel flusso uno gode a essere solo una foglia, anche caduta.

- "La vita è piena di buone occasioni. Si tratta di riconoscerle e a volte non è semplice..."

- "Ma il mondo dentro è ancora più duro e poi... ciò che è il mondo fuori non è che il riflesso del mondo dentro".

- Ti prego, non farlo, buttami nel fiume a Orsigna, buttami alla terra al Contadino, ma non voglio che leghiate il mio ricordo a un cimitero. Quello è un posto per i veri morti e io non lo sarò, almeno finché vivrete voi e finché vivranno i figli dei nostri figli a cui qualcuno una volta racconterà una storia di questo avo che era diventato t.t. e che si spogliò di quello per cercare il Sé e in una capanna dell'Himalaya finì i suoi giorni corporei sulla terra, per restarci, da buona presenza, a vagare curioso di chi lo seguirà.

- Mi siedo per cercare di meditare ma niente di quello che potrei trovare dentro di me è così stupefacente come quello che ho dinanzi agli occhi, che trovo assurdo avere chiusi.