Con "Il mondo fino a ieri", Diamond ha voluto mettere a confronto le superstiti società tradizionali, quelle degli anni '60 e '70 di cui ormai ben poco rimane, con le nostre società moderne.
E’ noto che per lo studioso americano, grande divulgatore, esistano cinque categorie di fattori che hanno portato al collasso varie società.
1 l’impatto umano sull’ambiente: esseri umani che inavvertitamente distruggono le risorse ambientali da cui dipendono, come succede per gli alberi, il suolo, l'acqua e le risorse ittiche.
2 il cambiamento climatico.
3 i mutati rapporti con partner commerciali.
4 i rapporti con chi è apertamente un nemico.
5 fattori connessi alle istituzioni economiche, politiche e sociali di una società, che ne possono ostacolare le possibilità di sopravvivenza.
E' evidente come questi stessi fattori possano essere chiamati in causa per le crisi attuali che ci affliggono.
L’autore è infatti convinto che lo studio storico delle società umane sia il metodo più efficace per comprendere cosa ha plasmato il mondo moderno.
Le società tradizionali rappresentano migliaia di “esperimenti naturali” nella soluzione di problemi comuni a tutti gli esseri umani quali la cura dei figli, l’invecchiamento, la composizione delle dispute, il mantenimento della salute o come affrontare i pericoli.
Queste soluzioni sono più varie di quelle adottate dalle società moderne, tutte con un governo centralizzato e assai simili fra loro.
Gli accademici non hanno mancato di sottolineare le numerose semplificazioni dell'autore che svolge il tema utilizzando la forma della chiacchierata.
Criticato duramente da Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, per le sue pagine sulle guerre, in Italia l'autore è stato attaccato anche dall’Associazione Nazionale Universitaria Antropologi Culturali.
Il fatto è che gli studiosi tradizionali pongono particolare enfasi sullo studio di documenti d’archivio, producendo resoconti dettagliati di determinate società in precisi momenti storici, evitando visioni di maggior respiro.
Nei libri precedenti (tutti piuttosto belli, specie "Armi, acciaio e malattie") Diamond era rimasto nei limiti delle proprie competenze fornendo delle ipotesi credibili sul perchè popoli diversi hanno seguito linee di sviluppo molto diverse fra loro. Il tutto descritto in un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.
Ora, dovendo scrivere l'ennesimo testo sullo stesso argomento, l'autore non ha resistito alla tentazione di mettersi a dare dei consigli a 360° basati sulle proprie "conoscenze" (è il destino di tutti gli esperti); da questi consigli emerge l'americano imbruttito, infarcito di un utilitarismo che avrebbe fatto inorgoglire il Bentham e dotato, più che delle classiche fette di salame davanti agli occhi, di una specie di casco di marmo intorno al cervello.
Ma possibile che un uomo che ha passato 50 anni della sua vita in contatto con le popolazioni tradizionali della Nuova Guinea pensi che queste possano offrirci solo qualche accorgimento banale per contrastare alcune malattie croniche del ricco mondo occidentale come il diabete o l'alzhaimer?
Ma possibile che in quasi 500 pagine di libro l'autore dedichi un paragrafo di 5 righe alla tragedia della disgregazione culturale che questi popoli tradizionali stanno vivendo, mentre spreca decine di pagine per dirci che una dieta ricca di sale aumenta il rischio di soffrire di ipertensione ?!
Ossessionato da una visione igienista del mondo Diamond ci offre i suoi consigli non richiesti su una serie di argomenti disparati: dalla dieta, alla religione, all'allattamento al seno (.. un must oserei dire !!!).
Le pagine che elogiano la dieta mediterranea e gli Italiani che, secondo il nostro, passano ore e ore ogni giorno a preprare e consumare in allegria i pasti luculliani della loro "gloriosa" cucina sono divertenti per quanto un po stereotipate.
I capitoli iniziali, sui conflitti, le cure parentali ed il ruolo sociale degli anziani, si salvano, almeno nella parte descrittiva.
Per il resto è un libro deludente (e lunghissimo).
Vissuto il 7% della vita in Nuova Guinea a studiare uccelli, circa 3,5 anni su 50, Diamond ragiona sulle società tradizionali, le tribù, e confronta il loro stile di vita a quello del Primo Mondo. Una tesi dice che loro sono noi 11.000 anni fa, all’ingrosso; una seconda che, in genere, loro non disdegnano essere noi: si mangia meglio, non ci si ammazza con le lance, non si sopprime uno dei due gemelli nati, non si strangola la vedova, e ci sono gli ombrelli. Da loro dobbiamo imparare il bilinguismo, a mangiare senza sodio, a lasciar fare ai bambini, tenendoli però più a lungo vicini alla nostra voce e alla pelle, così coi vecchi. Stranamente gli italiani risultano in fine la tribù ideale: “sono più snelli non solo per merito della qualità della loro dieta, ma anche perché mangiano chiacchierando e prendendosela comoda.” (p.454). Da valutare se è perché ci siamo evoluti meglio o perché siamo ancora a mezza strada. In effetti solo da poco abbiamo smesso d’ammazzarci con la Lancia.