A questo romanzo darei il premio Finale Peggiore del 2018 (il più ambiguo, il più indecifrabile, il più vago, il più dico-e-non-dico-perché-non-so-neanch'io-come-finirla).
Peccato, la Ciabatti è brava ma non deve farsi prendere dalla smania di pubblicare un libro ogni anno.
Noemi è una bambina normale: capelli castani, occhi marroni, un fisico sgraziato. Andrea è un bambino speciale: capelli biondi, occhi azzurri, tutta la dolcezza del mondo. La mamma di Noemi è una donna in vestaglia, schiacciata dalla depressione post-partum.
La mamma di Andrea è una signora con i tacchi, intenta a esibire il suo bambino bellissimo. Eppure, Noemi e Andrea sono fratelli. Ci sono madri e matrigne, figli e figliastri, anche quando la famiglia è una sola. Ma cosa succede quando il bambino speciale un giorno sparisce? E se la polizia, e forse anche i genitori, sospettano che la responsabile sia la sorella?
Domande che una ragazzina undicenne può solo rimuovere, ma che Noemi quarantenne deve affrontare quando all’improvviso suona il telefono. È richiamata al paese, là dove tutto è cominciato e dove tutto è finito.
Con la sua voce narrativa scomoda e irresistibile, Teresa Ciabatti ci immerge in un racconto che, attraverso una sparizione, indaga il lato perturbante della maternità e le domande irrisolte di ogni famiglia. Si amano allo stesso modo tutti i figli? Si odiano allo stesso modo tutti i fratelli?
Ultimo romanzo dell’autrice (Solferino, 2018), si lascia leggere con piacere anche se non riesce ad essere al pari delle sue opere precedenti. Sembra come se manchi qualcosa. Lo stile della scrittrice anche in questa pubblicazione è riconoscibile, ma peccato si arrivi all’ultima pagina con un po’ di amaro in bocca.