Ci sono tanti editori, più o meno storici, che pubblicano utilissime guide di città e nazioni. Humboldt Books, la casa editrice diretta da Giovanna Silva, fa un lavoro complementare. Racconta cioè i medesimi territori scrollandosi di dosso la pretesa di oggettività, lo sguardo dall’alto, facendo invece calare i propri autori in visioni soggettive, particolari, che proprio grazie a ciò svelano lati e coloriture inattesi di quei medesimi luoghi. L’ultimo esempio in ordine di tempo è la Palermo ritratta in parole da Giorgio Vasta e in fotografia da Ramak Fazel.
https://www.artribune.com/editoria/2023/01/best-of-libri-arte-2022/19/
A partire da un software, scoperto a casa di un’amica, in grado di ricreare la luce di ogni città del mondo in determinate stagioni, l’autore costruisce un racconto autobiografico in cui attraversa gli anni trascorsi nelle varie città in cui ha abitato e nella casa natale a via Sciuti a Palermo.
Procede in questo percorso per mezzo di “istanti di luce” personali. Ma è anche un percorso popolato da ossessioni, ricordi, nostalgie.
Una prosa che, personalmente, ho trovato non appassionante, al limite dell’onirico, surreale; probabilmente anche raffinata, ma si avvita troppo spesso su stessa, smarrisce solennemente il baricentro, è “volatile”.
Insomma, non mi ha preso proprio; ho apprezzato solo le poche righe in cui ha dato corpo alla nostalgia per il padre.
Il libro, inserito nella cinquina del premio Bergamo letteratura, è corredato da diverse fotografie a cura di Ramak Fazel, che, a mio parere, arricchiscono il libro.
Ammetto di essere abituata a leggere romanzi, con una trama più o meno avvincente, e in questo libro la trama è praticamente inesistente.
E' comunque una lettura particolare perchè si tratta di un unico lungo periodo, una narrazione in prima persona a flusso continuo, ed è a suo modo poetica.
Luce, spazio, tempo, linguaggio s'intrecciano in questo vagabondare dell'autore nello scorrere della sua vita.