Histoire d'O by Pauline Réage
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Se c'è una parola che mi pervade l'animo quando penso a O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze. Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua, senza ombre. Uno spinto decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri né gli orrori, né restasi né la nausea. V.Histoire d'Q, dall'inizio alla £mc, procede come un'azione travolgente. Evoca un discorso più che una mera effusione; una lettera più che un diario intimo. Ma a chi è indirizzata la lettera? E chi vuole persuadere il discorso? A chi domandarlo? Non so neppure chi ki sia. Che lei sia una donna, non lo dubito minimamente. Non tanto per i particolari che si compiace di descrivere: le vesti di smn verde, i corsetti, le gonne arrotolate più volte, .come un ricciolo su un bigodino». Ma per il fatto che O, ii giorno che René le infligge nuovi supplizi, mantiene una sufficiente pranza di spirito per osservare che le pantofole dell'amante sono sgualcite, bisognerà comperargliene di nuove. Ecco quel che mi sembra pressoché inconcepibile. Ecco quel che un uomo non avrebbe mai notato e, comunque, non avrebbe mai osato dire. Eppure O esprime, a suo modo, un ideale virile. Virile, o almeno mascolino. Finalmente una donna che lo confessa! Cosa confessa? Quel che le donne non hanno mai ammesso (oggi più che mai). Quello che gii uomini hanno sempre rimproverato loro: che sono schiave dei loro istinti; che in loro tutto è sesso, anche lo spirito. (Dalia scritto di Jean Paulhan)

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